Sulla carta sembra la classica commedia animalesca da pomeriggio in famiglia: George (Hugh Jackman) è un pastore che ogni sera legge romanzi gialli alle sue pecore, convinto che non possano capirci nulla. Quando il gregge lo trova morto nel campo, le pecore decidono di usare quello che hanno imparato dai libri per risolvere il caso da sole. Premessa buffa, cast di voci stellari (Julia Louis-Dreyfus guida il gregge nei panni della pecora Lily, affiancata da Bryan Cranston, Patrick Stewart, Regina Hall, Bella Ramsey), tono da whodunnit rurale. Poi il film fa qualcosa che non ti aspetti, o che almeno io non mi aspettavo: diventa serio. E lo diventa sul serio.
Il cuore del film non è l’indagine, ma la memoria. Le pecore possono scegliere di dimenticare, e lo fanno per il bene del gregge, perché ricordare tutto significherebbe portarsi addosso un peso che rende la vita invivibile. È un’idea di una delicatezza sorprendente per un film destinato anche ai bambini: dimenticare non come perdita, ma come atto di cura verso sé stessi e verso gli altri. Il film non giudica mai chi sceglie di lasciar andare, e questa mancanza di moralismo è la sua qualità migliore.
Da lì il discorso si allarga al lutto vero e proprio. Cosa resta di qualcuno quando non c’è più? Le pecore non hanno gli strumenti concettuali per elaborare la morte di George, e proprio per questo arrivano a domande che gli adulti in sala si sono probabilmente già posti senza risposta. Quello che rimane, suggerisce il film, sono le storie che abbiamo lasciato agli altri e, nel caso di George, letteralmente i romanzi che leggeva ad alta voce ogni notte. Una chiusura del cerchio elegante, quasi commovente.
Il problema è la comicità. È infantile in modo aggressivo: gag fisiche, giochi di parole sulle pecore, siparietti pensati per tenere buoni i bambini in una trama che forse li lascia troppo distanti. Questa comicità funzionerebbero anche, ma piazzata accanto a una riflessione sulla mortalità e sulla memoria selettiva stonano parecchio. Ogni volta che il film raggiunge un momento di grazia, arriva una battuta a scioglierlo, come se avesse paura di quello che sta dicendo, o di perdere il target a cui è destinato il film.
Rimane un film molto più profondo di quanto la locandina lasci intuire, sabotato a intermittenza da un umorismo che non ha il coraggio di stare all’altezza del resto. Da vedere comunque, soprattutto da adulti.

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