Quest’anno la Mostra d’arte cinematografica di Venezia mi sta gasando più del solito (per ora). Già nei primi giorni, sul mio profilo Letterboxd sono apparsi vari film da 4 stelle… e poi è arrivato Dogman, che non ne ha prese 4 e ½!
Luc Besson è da un po’ che non sfornava capolavori, quindi sono entrato in sala senza grandi aspettative, tanti applausi alla sua entrata in Sala Grande e poi inizia il film.
Viene arrestato un uomo e viene interrogato per dei crimini di cui è sospettato. Con una tranquillità disarmante, una sigaretta in bocca e il viso mezzo tumefatto e truccato, risponde a tutte le domande che gli vengono fatte e poi inizia a raccontarsi, ad aprirsi e a raccontare la sua infanzia.
Quando era piccolo il padre lo rinchiuse per mesi nella gabbia dei cani, da lì in poi Douglas (l’uomo interrogato) perde la fiducia nell’essere umano e crescendo aumenterà l’amore per i cani che lo amano in maniera incondizionata.
Il film é la storia di una persona ferita dal passato, che si trascinerà per sempre i mostri dell’infanzia. Un Joker anti-società, un emarginato la cui famiglia sono solamente i cani, tanti cani, tantissimi, che rispondono alla perfezione ai suoi ordini e “lavorano” per lui.
Lui protegge loro, loro proteggono lui.
Uno scambio di favori da esseri che danno amore senza chiedere nulla in cambio. La violenza del film è lo specchio di quello che si rivolta nella testa di Douglas ed è un film davvero prezioso.
C’è anche una buona dose di azione nella trama (quasi troppo ogni tanto forse?), che rischia di sfocare in “mamma ho person l’aereo” verso la fine, ma il film rimane bellissimo; ti entra nel cuore e ti lascia a bocca aperta, ti intrattiene e ti fa pensare.
Bravo Luc, d’ora in poi vorrei che la tua filmografia continui su questa strada, grazie.

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