Miséricorde 

Desolazione, paura, perseveranza e solitudine. Queste le tematiche che emergono dal nuovo film di Fulvio Bernasconi, Miséricorde. Un giallo intricato che si snoda tra le strade desolate del Sud Dakota. Da una parte una comunità di nativi americani in lutto per la perdita di un figlio e dall’altra un poliziotto svizzero, anche lui invischiato in un omicidio, alla ricerca del colpevole del crimine.

Quelle strade desolate che si estendono per chilometri e chilometri frequentate da pochi ragazzini sulle due ruote che si spostano tra un pino e l’altro. E tanti, tanti grandi camion che trasportano materiale da una città all’altra. È proprio qui su queste strade che la storia di Thomas e il popolo di nativi si sviluppa.

Per rappresentare questo grande contrasto tra la natura pura delle distese infinite e la tecnologia sulle 8 ruote dei grandi camion, vengono utilizzate ottiche molto lunghe, dei teleobbiettivi che riescono a rappresentare tutti gli oggetti vicini tra di loro. Le colline sulla strada rimangono sullo stesso piano dei pini e della strada, le casette della riserva indiana sono una attaccata all’altra e le grandi pianure diventano ancora più spoglie e inospitali.

Accanto alla figura dominante di Thomas alla ricerca del colpevole, troviamo due figure contrastanti. La madre del giovane defunto dal viso disperato e l’assassino dal viso sconvolto, un assassino particolare, totalmente diverso da quello che ci possiamo immaginare, con una vita che verrà rovinata da quell’errore. Questi due volti si scontreranno verso la fine del film, per alcuni secondi che si congelano, diventando infiniti. Gli occhi di una madre orfana contro gli occhi innocenti e assassini di una madre di 2 figli. La comprensione negli occhi di una e la colpevolezza negli occhi dell’altra.

Un film che con colori tenui e inquadrature pacificanti ci butta in faccia un omicidio, l’alcol e la violenza della cattiveria. Un film che riesce a farci ragionare su temi esterni alla storia, nei quali ogni spettatore si può rivedere.

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