La DC ce la sta mettendo tutta a creare il suo universo cinematografico e, invece di farlo scopiazzando la Marvel, provano a passare per vie un po’ sterrate o usando tutti i personaggi possibili immaginabili senza una minima introduzione o usando dei personaggi semi sconosciuti. Dopo il mix di Suicide Squad, il bordello di Superman e lo sconosciuto Supergirl (qualcuno l’ha visto?), arriva, completamente a caso, Clayface. Venduto come un film artistico, un body horror giusto in tempo per halloween, con atmosfere cupe, fotografia curata e scene estreme. Insomma, sembra veramente una riflessione sul personaggio, un po’ come Joker, piuttosto che un cinecomic con i fuochi d’artificio ai quali ci ha abituato James Gunn. Incuriositissimo da questo progetto, corro subito al cinema, e ragazzi, che delusione immensa.
Partiamo dalle cose che Clayface riesce a fare bene, cioè il body horror. Non ce n’è tantissimo, tutte le scene principali, purtroppo, si vedono nel trailer. Ma quelle poche che ci sono fanno abbastanza accapponare la pelle. La fusione tra CGI e effetti pratici è fatta molto bene e crea un mix veramente efficace e mostruoso, in primis nella scena dall’aereo (probabilmente la mia preferita).
Per il resto Clayface rimane un bel pasticcio. La trama è interessante ma sprecata: questo attore in ascesa si immischia con la malavita di Gotham e viene sfigurato. Perde il lavoro e cade in depressione. Disperato, trova una dottoressa con una cura in sperimentazione, che ovviamente decide di provare. Tutto sembra andare per il meglio, ma gli effetti collaterali non tardano a farsi vedere.
Il film inizia molto bene, ci presenta Matt Hagen, questo attore amato da tutti, bellissimo e fighissimo, pronto a diventare una mega star di Hollywood. Tutto però viene raccontato in frettissima, come se si avessero determinate cose da dire e personaggi da presentare obbligatoriamente in poco tempo. Non ci si sofferma su nulla, tutto viene detto, dato per certo e basta. Matt quindi per tutto il resto del film rimane, purtroppo, un po’ una macchietta. Non abbiamo una grande scoperta di un personaggio perché a questo Matt/Clayface devono succedere determinate cose, in poco tempo, e quindi è un continuo susseguirsi di eventi molto rapidi e poco spiegati.
L’ascesa nella disperazione di Matt e gli effetti collaterali della cura che fa vengono mostrati scena per scena come se fosse un compitino: scena in cui è triste e piange, scena in cui la faccia si scioglie, scena in cui la mano si ingrossa, scena in cui parla con la dottoressa, ecc. Non c’è nessun legame tra una scena e l’altra e non ci sono scene che parlano di Matt. Sembra che ogni evento venga mostrato ma non venga assimilato dalla storia, ci sono solo tanti pezzi sparsi in giro e attaccati con lo scotch che non hanno una vera coesione tra di loro.
Per non parlare dei dialoghi, scritti in 5 minuti con i più grandi cliché della storia del cinema. Nessun dialogo aveva profondità, era tutto un copia e incolla di frasi fatte per trascinare i protagonista alla prossima scena. È forse il difetto più grande di questo film visto che rovina completamente la crescita dei personaggi e la coesione della storia.
Si certo, forse sono entrato in sala con troppe aspettative, ma quello che mi si è posto davanti è un film senza passione, fatto per spuntare delle caselle e sembrare un film di genere. Quel poco che fa bene purtroppo non basta per salvare un’opera anonima che non lascia nulla allo spettatore se non tanto amaro in bocca.

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