I veri cinefili aspettavano questo film da molto molto tempo, fin da quando sono usciti i primi rumors della formazione di questa improbabilissima coppia Cruise – Iñarritu. Coppia che ha creato un vero e proprio cortocircuito nei cinema dove l’attesa di un box office enorme si è trasformata nel più grande flop della carriera di Tom Cruise. Cos’è successo? Com’è possibile che uno dei più grandi attori insieme ad uno dei più grandi registi in circolazione abbiamo fatto un tale flop? Cosa nasconde Digger?
Cruise è Digger Rockwell, un magnate petrolifero con scavi in tutto il mondo. Dopo aver ignorato per più volte i pericoli di una trivellazione in Alaska succede il peggio: un enorme esplosione stacca un iceberg gigantesco e lo spinge come un missile in direzione del Nord Europa. Le previsioni sono terribili: se l’iceberg colpirà l’Europa sarà una catastrofe di milioni e milioni di morti. Starà a Digger e al Presidente Compson (un John Goodman fuori di testa) a trovare una soluzione… o no? O forse non ce ne frega niente? È piuttosto un problema dell’Europa, o sbaglio?
Iñarritu ci porta in un mondo folle comandato da gente folle con regole ancora più folli. L’unica pecca di Digger è l’essere troppo diretto e puntare il dito in modo veramente troppo esplicito. Riesce comunque a non essere troppo pesante grazie a tre dettagli: il primo è l’ironia e la comicità, che sono sempre on point. Il secondo sono le interpretazioni: tutti i personaggi sono fuori dalle righe, accompagnati da dialoghi sempre estremi e make up assurdi. Sono tutti irriconoscibili, in personaggi ovviamente basati su persone realmente esistenti, e nonostante la satira sia fin troppo ovvia riescono comunque a creare i propri personaggi senza cadere nell’ovvio. Per esempio, John Goodman è palesemente Donald Trump, ma riesce a creare questo folle presidente menefreghista super religioso a modo suo senza fare la solita caricatura che abbiamo visto mille volte. Tom Cruise, ovviamente, è incredibile. Irriconoscibile con il trucco da Digger Rockwell, è a suo agio in ogni scena. In particolare quella del Parlamento Europeo dove un piano sequenza ci guida in questo monologo sull’importanza del petrolio, mentre lui deride i parlamentari fino quasi a ballare, il tutto con un fortissimo accento texano. Per favore, dategli l’Oscar. Questo ovviamente è merito tanto delle interpretazioni quanto della sceneggiatura, sempre ottima da Iñarritu.
E il terzo dettaglio magico? Finora ho tralasciato un grande colpo di scena del film, motivo per il quale, secondo me, ha floppato così tanto. Ebbene, tutto quello che noi vediamo non è altri che una rappresentazione teatrale di quello che “è successo”. Ebbene si, in realtà Tom Cruise interpreta l’attore teatrale Curtis Markson, che a sua volta interpreta Digger Rockwell, figura ormai storica in questo futuro post apocalittico. Perché si, l’iceberg ha colpito l’Europa e molte altre cose sono successe fino a rendere la vita sulla Terra quasi impossibile. E mentre fuori si fatica a respirare, in questo teatro si fanno le prove finali dello spettacolo Fossil Fools.
Ogni tanto quindi il film esce dalla trama “ecologica” per essere molto più metacinematografico e raccontare le conseguenze di quello che si sta raccontando, ma non solo. Ci sono un sacco di ragionamenti: è giusto rappresentare in questo modo queste persone? A che serve l’arte in un mondo post apocalittico? A che serve ricordare per filo e per segno quello che è successo? E i successori delle persone coinvolte, cosa ne pensavo di vedere i propri cari rappresentati così? E le famiglie delle vittime, cosa ne pensano di vedere la tragedia che gli ha distrutto la vita diventare una commedia?
Persino Markson è toccato personalmente dalle conseguenze di quello che Digger ha fatto in passato, ma non riesce a vederlo come una persona cattiva nonostante tutto. Vediamo chiaramente la nostra ipocrisia della vita di tutti i giorni, come troviamo costantemente delle scuse per giustificare quello che facciamo all’ambiente, quando le soluzioni sono davanti ai nostri occhi.
Digger mi ha ricordato, per certi versi, Don’t Look Up, un altro film sulla crisi climatica che ha fatto un enorme flop. E quest’ultima fatica di Iñarritu non ha solo il problema della tematica, in più ci mette dentro del metacinema, dettagli che non piace mai a nessuno. Per quanto sia un film imperdibile sembra la ricetta perfetta per perdere un sacco di soldi, e così è stato.
Detto questo, Digger è un film che va visto, assolutamente, non solo per la sua bellezza ma soprattutto per l’attualità delle sue riflessioni.

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