Il duo Phil Lord and Christopher Miller torna dietro la macchina da presa, stavolta per un film live-action con Ryan Gosling e… un alieno fatto di sassi?
Gosling è Grace, un insegnante di scienze che viene arruolato per studiare gli astrophage, delle nuove cellule spaziali che stanno lentamente divorando il calore del sole. Tutti gli scienziati della Terra decidono quindi di creare il Project Hail Mary, un progetto disperato per salvare il nostro sole andando alla ricerca di una soluzione in un’altra galassia. Grace si risveglia quindi senza memoria, a milioni di chilometri da casa, con la missione di salvare l’umanità. Ma non tarderà a scoprire che non è l’unico con lo stesso obiettivo.
Il film inizia benissimo, ha un ritmo molto veloce, tiene sempre attenti ma soprattutto curiosi. Gosling è sempre forte e gestisce alla perfezione tutti i momenti di dubbi e di misteri che avvolgono il personaggio inizialmente. Qualche piccolo flashback ci dà un infarinatura di trama, non troppa, non troppa poca, il giusto per tenerci appigliati a volere di più. Tutto è gestito alla perfezione per un blockbuster di questo tipo. Non troppo stupido da essere fastidioso, non troppo elevato da essere noioso: la giusta via di mezzo. E soprattutto, si diverte con il genere fantascientifico. Crea una bella lore, interessante e che evolve con il passare del tempo.
Il tutto scema un po’ con l’arrivo di Rocky, un piccolo alieno fatto di roccia, rimasto solo sulla sua navicella e con la stessa missione di Grace: trovare una soluzione contro gli astrophage. La relazione tra i due è molto divertente, ma con l’andare del tempo stufa in fretta e si gira un po’ in torno a sempre le stesse battute.
Inoltre, il ritmo non cala mai, non c’è un crescendo, tutte le sfide che si pongono a Grace e Rocky hanno tutte gli stessi rischi, il che rende il finale poco soddisfacente.
Ed è in realtà proprio il finale il problema più grande. Il film è troppo lungo, e non vuole mai finire. Avrò contato almeno 3 diversi finali, uno dopo l’altro, sempre diversi e soprattutto sempre più positivi. Sembra che i registi non vogliano, per nessun motivo, lasciare anche solo intendere che qualcosa di brutto possa accadere. Quindi tutti gli addii diventano obsoleti e ogni trama viene chiusa in modo estremamente positivo, è il trionfo dell’happy ending.
Per quanto sia bello visivamente e la trama sia entusiasmante, il film risulta troppo. Troppo ritmo, per una durata troppo lunga, con troppi finali.

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