The Curse

L’edizione 2023 del GIFF porta sul grande schermo tanti primi episodi di alcune delle serie televisive più attese per questa fine dell’anno. Tra queste c’è “The Curse”, un’opera televisiva che non lascia indifferenti. Un caleidoscopio di emozioni, un’esperienza visiva e narrativa che ci trascina in un vortice di situazioni paradossali e personaggi eccentrici e che ci fa vedere la nostra società in maniera critica e surreale.

La serie, ideata da Nathan Fielder e Benny Safdie, è un esperimento audace che mescola sapientemente i codici della commedia, del dramma e del documentario, creando un’atmosfera surreale e grottesca, stile gia presente senza ombra di dubbio nei lavori precedenti di Nathan Fielder (“Nathan for You”, “The Rehearsal”).

La trama, apparentemente semplice, si sviluppa attorno alla creazione di un programma televisivo dedicato all’arredamento ecosostenibile. Tuttavia, ciò che inizialmente sembra una semplice docu-serie si trasforma ben presto in un’indagine sui meccanismi del potere, sull’ossessione per il successo e sulla fragilità delle relazioni umane, e sulla complessa relazione tra i personaggi interpretati da Emma Stone e Nathan Fielder.

 I personaggi, infatti, sono il cuore pulsante della serie. Nathan Fielder, nel suo ruolo di regista ossessionato dal controllo, incarna alla perfezione l’artista tormentato dalla ricerca della perfezione assoluta. Emma Stone, invece, nei panni di moglie ambiziosa e insicura, ci offre una performance intensa e sfaccettata, rivelando l’ipocrisia dela persona ricca che non sa gestire e non conosce minimamente “la povertà”.

La regia è un altro elemento fondamentale di “The Curse”. Lo stile visivo, caratterizzato da inquadrature statiche e da una palette di colori freddi e tenui, contribuisce a creare un’atmosfera claustrofobica e inquietante. Proprio come in tutti gli altri lavori precedenti, Fielder rappresenta visivamente il disagio, e come spettatore finisci per immedesimarti e rimanere incollato allo schermo in uno stato di imbarazzo e malessere, che però rende il prodotto di grandissima qualità.

Uno degli aspetti più distintivi in questa serie, potremmo dire sia l’umorismo e la sua natura surreale e assurda. La serie non si affida a battute preconfezionate o a gag facili, ma costruisce la propria comicità attraverso situazioni paradossali e dialoghi che sfidano le convenzioni della realtà. L’umorismo nasce spesso da un’osservazione distorta della quotidianità, da un’esagerazione dei comportamenti umani o da un’inversione dei ruoli.

Sotto la patina di assurdo, “The Curse” cela una profonda vena ironica e satirica. La serie prende di mira i cliché della televisione, i meccanismi del potere, l’ossessione per il successo e l’ipocrisia della società contemporanea. Attraverso situazioni esagerate e personaggi grotteschi, la serie ci invita a riflettere sui nostri comportamenti e sulle nostre convinzioni più profonde.

“The Curse” è un’opera ambiziosa e originale che merita di essere vista. È una serie che ci invita a riflettere sulla natura della realtà, sulla costruzione delle identità e sul potere dell’immaginazione. Non è un prodotto per tutti, ma chi saprà apprezzarne l’originalità e la complessità troverà sicuramente un’esperienza televisiva indimenticabile, quindi, anche se l’idea di andare ad un festival del film a vedere serie tv non sempre è allettante, sono qui per dirvi che in realtà lo é… quindi viva i festival che nel loro programma hanno inserito anche opere come “The Curse”.

Una replica a “The Curse”

  1. […] della Mostra di quest’anno. Dopo aver esplorato molti ruoli come attore (da Oppenheimer a The Curse) torna finalmente dietro la macchina da presa e ci porta la storia dell’americano Mark Kerr, […]

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