Guardians of the Galaxy Vol. 3

La trilogia tanto voluta da James Gunn è arrivata al termine. L’ultimo capitolo poteva tranquillamente intitolarsi La storia di Rocket Raccoon e nessuno si sarebbe lamentato perché è in tutto è per tutto quello. Nonostante il procione sia svenuto per due terzi del film, è lui il vero protagonista di questo film, visto che la sua vita è appesa ad un filo (ma ci crediamo veramente?). Toccherà, come al solito, a Star Lord, Drax, Groot, Nebula e Mantis a rintracciare le origini di Rocket per riuscire a salvarlo.

Siamo ormai nella Fase 5 dell’MCU, e ancora non stiamo capendo cosa sta succedendo in questo universo. Se nel film precedente Kang stava per compiere il genocidio del millennio (questo film), qui nulla di grave dobbiamo solo salvare un amico e tutto è ok. Si continua a vagare, storia dopo storia, in un mare vuoto mentre veniamo spinti da una corrente che non sa in che direzione andare: è questa la Marvel post Endgame.

Lo stile Gunn è più marcato del solito, non solo nella comicità, ma anche nelle scene d’azione. Una scena n particolare dove i nostri eroi devono sconfiggere un sacco di mostri in un corridoio è un opera d’arte, probabilmente una delle scene migliori mai fatte da Gunn. Il film ovviamente funziona, è molto semplice e diretto, e purtroppo inspiegabilmente lungo. Due ore e mezza per raccontare una backstory che aveva bisogno mezz’ora massimo. E inizialmente sono proprio questi flashback ad essere gestiti male: per far ingranare la storia, le scene del presente venivano quasi tagliate per essere mischiate con il passato di Rocket, ma tra le scene non c’era nessun legame, solo ed esclusivamente quello di far andare avanti la trama (ed il minutaggio).

Sembra incredibile, ma Gunn è pure riuscito a mettere della violenza in un film Marvel/Disney. Capiamoci, non è un film splatter, ma mi sembra che è gestita in modo molto diverso rispetto agli altri film di questo universo. Se di solito è ignorata e si vede a malapena qualche goccia di sangue, qui alcune scene sono molto crude, alcuni personaggi, quando colpiti da uno sparo, soffrono e urlano. Persino quando il cattivo viene “smascherato” niente viene nascosto, anzi! E devo dire che questa è stata una bella sorpresa, quella di vedere che, molto lentamente, anche i film Disney possono maturare.

In questo volume vengono introdotti due nuovi personaggi e, come spesso succede nei film Marvel, viene tirata una monetina: se esce testa il personaggio è molto interessante e credibile, se esce croce potrebbe essere stato scritto da un bambino delle elementari. È uscito testa per quanto riguarda l’Alto Evoluzionario, il villain di questo film e il creatore di Rocket. Un uomo (?) ossessionato dalla perfezione, vuole creare l’essere perfetto, così da popolare la società perfetta. Tentativi dopo tentativi, l’Alto Evoluzionario gioca ad essere Dio, distruggendo tutte le società da lui create e ritenute imperfette. Ovviamente la perfezione da lui ricercata è puramente illusoria, accecato dal potere che è riuscito ad ottenere non si accontenta di nessuna sua creazione, divenendo così un genocida. Questo personaggio è portato sullo schermo da una grandissima interpretazione di Chukwudi Iwuji, già visto in John Wick 2 e, sul piccolo schermo, in The Peacemaker (sempre targata James Gunn). Indovinate un po’ chi si è beccato la testa della famosa monetina: il tanto atteso Adam Warlock. Un personaggio che non ammira nemmeno ad esser tridimensionale, visto che è alla disperata ricerca di una seconda dimensione. Non so nemmeno come descriverlo visto che è proprio anonimo. “Figlio” di Kismet (già vista nel Volume 2, il popolo tutto oro), dovrebbe essere il meglio del meglio della loro specie. È in grado di volare, infiammarsi, lanciare fasci di energia, ha la superforza, e chissà quali altri poteri. Era stato introdotto come un grande cattivo, e viene visto due o tre volte in cui combatte (e perde), fa delle battutine ed infine, per motivi ridicoli, diventa buono e si unisce ai Guardiani (spoiler?).

Ed è questo un altro problema di questo film. Molte battute sono estremamente superficiali e scritte con pressappochismo. Prendiamo l’esempio di Adam Warlock: dopo l’ennesima battaglia rimane ferito, e nonostante tutto viene portato in salvo dai nostri eroi. Lui, sconvolto, chiede “perché mi avete salvato?” e Drax, senza nemmeno pensarci, risponde “tutti meritano una seconda chance”. Ecco, fine della discussione, lui cambia completamente mentalità e nella scena seguente è loro amico. Nessuna discussione, nessuna spiegazione, due battute ed ecco tutto. Ed è così in molte scene, anche nel duello finale tra Rocket e l’Alto Evoluzionario, e rende il tutto molto più piatto e distaccato. Peccato.

Tutta la storia di Rocket è carina ma rende il film completamente fine a sé stesso, soprattutto visto che tutti si aspettano la sua morte ma alla fine sopravvive, vabbè. È riuscito a dare originalità, ma non abbastanza da lasciare il segno visto la trama non porta nulla di nuovo. Quest’ultima funziona tranquillamente come film a sé stante, e gli spettatori che si aspettano un legame con gli altri film dell’universo resteranno delusi (anche dalle scene post-credit). Insomma, per essere Marvel è originale (come gli altri di Gunn), ma rimane un ago in un pagliaio di cui presto ci dimenticheremo.

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