Club Kid

Direttamente dalla sezione Un Certain Regard di Cannes arriva l’opera prima di Jordan Firstman, uno dei film più discussi dell’anno.

Firstman, sia regista che protagonista, interpreta Peter, un super festaiolo proprietario di una famosissima discoteca della scena queer di New York. Un giorno però, le si presenta in casa un bambino di 10 anni, che parrebbe essere suo figlio. Il problema? Peter è omosessuale. Dopo vari controlli si scopre che Arlo, il bambino, è effettivamente suo figlio. Come riuscirà Peter a conciliare le sue amicizie e la sua vita fuori dal limite con Arlo? Come farà a diventare a tutti gli effetti un padre?

Per quanto la trama sia semplice e simile ad un film qualsiasi di Adam Sandler, Firstman riesce a mettere davanti la parte più umana della storia. Non è un film pro lgbt contro cui alcuni si scagliano, anzi, è un film sulla normalità e al vivere la vita al momento. Infatti Peter è una vittima del proprio lavoro e del proprio stile di vita. È lui che tira avanti le feste ed è addirittura lui a creare le feste, lui stesso è il motivo per il quale la gente viene nella sua discoteca, è un un circolo vizioso dal quale non riesce ad uscire.

L’arrivo di Arlo rompe completamente il suo equilibrio e lo obbliga a mettere i piedi saldamente a terra: cosa vuol dire essere padre? cosa ne sarà della sua vita da festaiolo? come ci si occupa di un bambino?

Ed è proprio qui la parte interessante del film, come l’arrivo di Arlo si amalgama nella vita di Peter, e come quest’ultimo non deve per forza stravolgere la proprio vita per poter essere un bravo padre. La dinamica padre – figlio è geniale e veramente ben scritta (a tratti pure toccante).

Per quanto sia un film molto semplice, Club Kid mostra come la collisione tra due mondi completamente diversi non debba per forza essere uno shock, ma può benissimo essere un bellissimo incontro che li fa scoprire a vicenda.

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