Dopo il deludentissimo The Son Florian Zeller torna in Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Stavolta con la coppia Javier Bardem e Penelope Cruz che, dopo essere sposati da 16 anni, interpretano una coppia che dopo 16 anni di matrimonio finiscono in una grande crisi.
Non so esattamente cosa sia successo alla carriera di Zeller ma sta praticamente facendo un Benjamin Button con la sua filmografia: ha cominciato con un capolavoro incredibile e più va avanti più peggiora, ha dato tutto il meglio che aveva con The Father e adesso non gli resta più nulla.
Non fraintendetemi, questo Bunker è comunque meglio di The Son, ma rimane un film abbastanza confuso, che affronta temi con il contagocce sperando che sia l’atmosfera stessa del film a rispondere alle domande del pubblico. E per di più ci aggiunge pure delle scene comiche? così a caso?
Insomma, Bardem è un famosissimo è rinomatissimo architetto a cui viene proposto di fare un bunker per un multimilionario misterioso, deciso a prepararsi per la fine del mondo. Nel frattempo, Penelope Cruz lavora in una casa editoriale, e vede sfumare tutte le opportunità di avanzamento della carriera visto che è straniera. Frustrata da ciò, vede la vita sfuggirle dalle mani e, dopo aver rinunciato a tutto per seguire il marito a Londra e aver abbandonato Madrid, si chiede come andranno avanti.
Inizialmente Zeller decide di raccontarci entrambi i punti di vista, i pareri e le reazioni di entrambi. Ma poi, per qualche motivo, il film si concentra unicamente su Bardem e sulla sua ossessione di creare un bunker, sull’arrivo della fine del mondo, sul proteggere a tutti i costi la propria famiglia. E il film cambia, non si parla più di un matrimonio in crisi ma di un ossessionato disposto a tutti per proteggersi dal nulla. Per quanto la metafora possa essere ovvia (penso che Bardem voglia chiudere la sua relazione in un bunker per proteggerla) non funziona assolutamente, anzi, rende tutto molto confuso.
Le interpretazioni rimangono incredibili, ma non salvano un film che è fin troppo confuso per riuscire a mandare un messaggio chiaro.

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