Armony

Uno dei rari film italiani della Piazza Grande ce lo porta Dario Albertini insieme alla (strana) coppia Valerio Mastandrea e Asia Argento. La definizione di “feel good movie” che, nonostante le dinamiche interessanti, non approfondisce per niente il messaggio che vuole mandare, restando in superficie.

Mastandrea è il personaggio del titolo, Armony, un camionista solitario che vive in una roulotte. Dopo anni di silenzio sua sorella gli scrive: è il compleanno della nipotina, che lui non ha mai visto, e lei ha deciso di andare a trovarlo per festeggiare tutti insieme. Lui inizialmente titubante finisce per accettare la visita. La sorella arriva, Armony conosce finalmente la nipotina, ma dopo i festeggiamenti la sorella scompare. Armony è quindi obbligato a doversi occupare della piccola, senza nessuna esperienza e con l’aiuto di diversi personaggi un po’ fuori dalle righe.

La visione di questo film purtroppo è stata un po’ fuorviata dalla presentazione sul palco della Piazza. Il cast ha presentato questo film fin troppo bene. Infatti il regista Albertini ha detto che lui lo vede come una riflessione sul dolore delle relazioni famigliari, a cui siamo legati “nonostante tutto”. Purtroppo, quello che abbiamo visto dopo la presentazione, si distanzia parecchio da quello che è stato presentato.

Infatti il film gira intorno alla difficoltà di Armony di dover gestire la nipotina, ma lui non prova nessun “dolore” a doverlo fare. È un personaggio troppo statico, che non reagisce a nessuno stimolo e si fa solo trascinare dagli eventi. Di conseguenza, Armony non cresce, fa e basta. Durante tutto il film è accompagnato da diversi personaggi (la sua unica amica e una vicina di casa) che semplicemente gli presentano diverse piccole “sfide”. Ma lui non ragiona mai sul significato delle diverse sfide o delle diverse azioni che potrebbe compiere. Lui fa e basta, per tutto il film. Non si mette nemmeno a cercare la sorella scomparsa, lui prende sin dall’inizio la sua scomparsa come dato di fatto, e basta si va avanti.

Resta quindi un film molto molto limitato, proprio da zapping di domenica pomeriggio, dopo l’abbiocco del pranzo. La dinamica e i personaggi rimangono interessanti, ma sfruttati troppo poco per creare una riflessione nello spettatore.

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