Iniziamo questa serie di recensioni da Cannes con il peggiore film che abbiamo visto alla 79esima edizione del festival: il primo lavoro da regista di nientedimeno che John Travolta.
Vincent Vega, Danny Zuko, Tony Manero, Sean Archer, e mille altri sono i personaggi ai quali Travolta ha prestato la faccia, lasciando un marchio indelebile nella storia del cinema. Ma stavolta non lo vediamo in veste di attore, bensì in quella da regista, e pure da sceneggiatore, e pure da produttore. Insomma, il carissimo John a voluto strafare e, basandosi su un libro da lui scritto, ha deciso di iniziare la sua carriera dietro la macchina da presa con Propeller One-Way Night Coach.
Il film vuole essere una sorta di ode all’aviazione (?), una grande passione di Travolta, e segue il primo volo notturno di un bambino accompagnato dalla madre. Il piccolo sceglie a proposito un volo molto lungo per passare più tempo possibile sull’aereo, visto che il tragitto è solamente New York – Los Angeles. Vediamo quindi tutte le fantasie del bambino in volo, tutte le persone bizzarre che incontra, i bellissimi pasti, i bellissimi posti, le bellissime hostess, i bellissimi aerei e aeroporti e… basta.
Il tutto, come se non bastasse, è narrato proprio da Travolta che legge quello che credo sia il suo libro in versione sceneggiatura. Il testo è pessimo, è una finta poesia mischiata a finta ingenuità da bambino attorniato da pessime battute. All’inizio può sembrare simpatico, ma in poco tempo risulta patetico, e resta così per tutta la durata del film (che dura 61 minuti).
La regia è estremamente blanda e amatoriale, e purtroppo è accompagnata da una fotografia che è semplicemente sbagliata, che mischia troppi tipi di luce diverse nelle stesse scene creando solo confusione.
Non siamo idioti, ovviamente sappiamo che il caro Thierry ha messo il film in Cannes Premiere solo per avere Travolta al Festival e graziarlo con la Palma D’Onore a sorpresa (una classica marchetta). Ci viene solo da dire che, a volte, è meglio continuare a fare quello che si sa fare bene, e lasciare la regia a chi è più pratico.

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