È un momento un po’ particolare per il cinema: le sale sono sempre più vuote, i film faticano a fare incassi, e con la prossimo acquisto della Warner da parte di Netflix il futuro delle sale è sempre più incerto. Insomma, l’esperienza cinematografica come la conosciamo potrebbe cambiare, o addirittura scomparire, completamente. Ci sono però tre paladini pronti a difenderlo con le unghie e con i denti: uno è Steven Spielberg, in arrivo nel 2026 con un suo nuovo film; un altro è Christopher Nolan, ormai beniamino di tutti e presidente della Directors Guild of America; e l’ultimo è proprio lui, il grandissimo James Cameron.
Per difendere il cinema a spada tratta ci riporta con forza su Pandora, ancora una volta a seguire le vicende della famiglia Sully mentre scappa dal cattivissimo Colonnello Quaritch (che non è morto? o è un clone? non è chiaro). Stavolta il Colonnello decide di allearsi con Varang, la leader del cattivissimo Clan di Na’vi chiamato Mangkwan, i quali credono in un solo vero dio: il fuoco.
Diciamolo subito: quando esce un film di Avatar trovo che non lo si va quasi mai a vedere per piacere. Sembra piuttosto un obbligo sociale di dover per forza vedere la nuova fatica di Cameron e famiglia e, dopo la delusione di The Way of Water, ammetto però che avevo qualche aspettativa per questo nuovo capitolo.
Eppure Cameron ci porta negli stessi posti dei capitoli precedenti, con poche nuove scoperte, pochi nuovi personaggi, e soprattutto con nessuna nuova dinamica. Il film è esattamente come il secondo, non scopriamo niente di nuovo, il messaggio è esattamente lo stesso e non devia un attimo da tutto quello che Cameron ha già detto nei primi due capitoli. Chiude i protagonisti in questa trama che è ormai diventata una gabbia: devono perennemente scappare senza mai avere una vendetta, nemmeno quando il cattivo è esattamente davanti a loro; mentre Quartich è perennemente alla ricerca della famiglia Sully, per chissà quale motivo. Onestamente, a metà film mi domandavo se tutto quello che il Colonnello fa è veramente necessario, quale è il suo vero obiettivo? Perché ce l’ha su così tanto con Jake? Il film non esplora nemmeno più le sue motivazioni, lo lascia fare e basta.
È stata pure gestita male questa nuova cattiva, Varang. Inizialmente presentata molto bene: una presenza spietata, disposta a tutto per avere del potere. Viene poi persa e, nell’ultimo atto, completamente dimenticata. Il film non prende nessun rischio con i suoi personaggi, e infatti si sente una certa distanza tra loro e lo spettatore. Non sento nessun legame con nessuno dei protagonisti di questa saga, anzi, mi sembra ancora di non conoscerli.
Infatti il film è vittima di questo mondo bellissimo, fatto benissimo, con effetti spettacolari. Ed è innegabile, il film è visivamente perfetto, dagli effetti alla fotografia: alcune inquadrature sono letteralmente dei quadri. Ed è tutto qui quello che resta alla fine della visione: delle belle immagini.
È veramente in questo modo che Cameron pensa di salvare il cinema? Con film senza anima? Con delle belle immagini che verranno dimenticate fino al prossimo capitolo? E farà di sicuro un botteghino immenso, e per qualche mese le sale cinematografiche potranno tirare un sospiro di sollievo, e poi? Si è veramente arrivati a giudicare un film unicamente dall’incasso fregandocene di tutto il resto?
Per quanto apprezzi che qualcuno del calibro di James Cameron creda davvero nella possibilità di salvare l’esperienza cinematografica e la difenda con tanta convinzione, Avatar: Fire and Ash non mi sembra il modo giusto. Una cosa che manca in questo momento al cinema è un fuoco che arde, Cameron ci lascia le ceneri di un hype già finito.

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