È già passato un anno da quando Wicked ci ha riportati nella lontana terra di Oz, e in questo lasso di tempo l’attesa per la conclusione di questo musical epocale la si poteva sentire nell’aria. Nonostante il mio completo disinteresse sono stato spinto da una curiosità: questo secondo e ultimo capitolo, come riuscirà a collegarsi alla storia del libro dal quale è ispirato? Ho allora fatto i miei compiti e, dopo aver riguardato The Wizard of Oz, ho anche scoperto molte cose riguardo questo Wicked: For Good. Primo: a quanto pare, il libro a cui è ispirato il musical è particolarmente brutto, e il musical di Broadway l’avrebbe addirittura migliorato. Secondo: il secondo atto del musical è notoriamente noioso. Perfetto, ero carichissimo.
Partiamo subito dicendo che questo sequel toglie tutto quello che funzionava della prima parte: l’ironia demenziale, i colori sgargianti, le coreografie spettacolari, potete dimenticarvi tutto. Nemmeno Ariana Grande fa più ridere. Tutto è senza colore e stranamente piatto, il che è ancora più strano visto che i due film sono stati girati insieme. Di coreografie ce ne sono poche, e non hanno niente a che fare con la grandiosità del primo capitolo. E questi non sono nemmeno i problemi più grandi.
La trama ha un enorme problema: essendo legato al Mago di Oz, devono succedere determinate cose, e il film ne è completamente vittima. Un sacco di eventi non sono ragionati, succedono perché devono, un sacco di situazioni sono forzate, i personaggi fanno determinate cose perché sono obbligati dal loro evidente futuro già scritto. Nomino in particolare la scena in cui Nessarose trasforma Boq nell’omino di latta: una scena estremamente forzata, che se fosse stata gestita in modo normale non avrebbe avuto nessuna conseguenza. Però Boq doveva assolutamente diventare l’omino di latta, quindi Nessarose doveva assolutamente leggere il libro degli incantesimi, quindi Elphaba doveva assolutamente stare ferma a guardarla e non fare nulla.
Il film è pieno di incongruenze che persistono in tutta la trama. Glinda ed Elphaba si ostinano ad essere amiche per sempre e tutta la loro evoluzione rimane completamente ferma. La Malvagia Strega dell’Ovest che conosciamo dal film del 1939 è un’altra persona, e Wicked non prova nemmeno ad avvicinarla a quella figura. Persino in un momento in cui pare esserci un’evoluzione nel personaggio di Elphaba, dove lei canta che ha finito di fare del bene, visto che ogni volta che ci prova succede subito qualcosa di negativo. E cosa fa 10 minuti dopo? Del bene. Ottimo grazie è stato tutto inutile.
Il film dà il peggio di sé quando vuole mischiarsi con la storia del Mago di Oz. Tutto quello che abbiamo visto in Wicked e Wicked: For Good non porta a niente, perché la storia di questo prequel non è per niente legata alla storia di Dorothy. Guardando il film originale prima di Wicked, è evidente quanto poco venga rispettato: le dinamiche tra Dorothy, Glinda ed Elphaba sono diverse; Elphaba non incontra mai Dorothy, quando invece nel classico la perseguita più volte, prendendo anche in giro i suoi compagni di viaggio. E proprio i compagni di viaggio rappresentano il problema più grande: non ha alcun senso che Boq sia l’omino di latta e che Fyiero sia lo spaventapasseri. Nel Mago di Oz, i comportamenti di Elphaba nei loro confronti non avrebbero alcuna giustificazione, perché lei non sa nemmeno chi siano.
In poche parole, Wicked prende solo ciò che gli conviene e ignora tutto il resto, creando un risultato incoerente. Il tutto si conclude con un happy ending pessimo, che lascia solo confusione e amarezza.
Interessante la scelta di nascondere completamente il personaggio di Dorothy, ma non saprei dire se era quella azzeccata. A pensarci bene, Dorothy diventa quasi l’antagonista dal punto di vista di Wicked, quando per noi spettatori cresciuti con il film originale è sempre stata un eroina. Wicked avrebbe potuto ancora una volta giocare sui punti di vista, esattamente come fa con le sue protagoniste, e rispecchiarlo su uno dei personaggi più famosi del cinema, ma decide di ignorarla completamente e basta. Un’altra opportunità sprecata.
Per un prequel che funzioni, deve rispettare e almeno provare a combaciare determinati eventi con il film al quale si ispira. Wicked ha fatto l’esatto opposto dimostrando che si, forse è una bella trasposizione del musical di Broadway, ma è di sicuro uno dei peggiori prequel in circolazione. La sola esistenza del film de Il Mago di Oz pesa enormemente su questa seconda parte, e il fatto che sia pure uno dei più grandi classici del cinema non aiuta.
Potrei aggiungere altri mille dettagli e incongruenze tra questo Wicked: For Good e Il Mago di Oz, ma preferisco fermarmi qui. Oltre a questo, il film tratta in modo estremamente banale di razzismo, dittatura e fake news, proprio a livelli dell’asilo. A ripensarci, il più grande errore è stato quello di dividere questa storia in due parti, quando un film sarebbe stato più che sufficiente.
Quindi, dopo un anno di attesa, posso finalmente dare il mio parere su Wicked: pessimo.

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