Luz, il nuovo film di Flora Lau, pur partendo da un’idea potenzialmente interessante, finisce purtroppo per essere un’esperienza piuttosto difficile da seguire. Il problema principale è la sceneggiatura, che sembra davvero non sapere che direzione prendere: i dialoghi sono terrificanti, rigidi, artificiali, spesso privi di qualsiasi naturalezza. Le interpretazioni non aiutano, anzi peggiorano la situazione. Anche quando il cast prova a dare un minimo di intensità, la scrittura li intrappola in battute imbarazzanti e reazioni che non sembrano appartenere a esseri umani veri.
Il film cerca di costruire un mondo in cui un particolare videogioco dovrebbe avere un ruolo centrale, quasi simbolico, per parlare della dipendenza dalla tecnologia e dei rapporti umani che ne vengono distorti. Ma il risultato è che questo mondo non funziona proprio. Il “gioco” dovrebbe essere il cuore della storia, ma non ha né coerenza né peso. Non riesce a sembrare davvero importante, né per i personaggi né per lo spettatore, e quindi anche la critica sociale che il film vuole portare avanti finisce per non colpire. È come se il film dicesse continuamente “questo videogioco è fondamentale”, ma poi non facesse nulla per dimostrarlo.
Il ritmo è un’altra grande problematica: o meglio, il ritmo è inesistente. Il film procede in modo troppo, troppo, troppo lento, con una quantità quasi infinita di scene sconclusionate che non portano avanti la storia, non sviluppano i personaggi e non approfondiscono i temi. Ci sono momenti che sembrano messi lì solo per allungare il tempo, senza nessun impatto emotivo o narrativo. Dopo un po’, ci si ritrova a chiedersi quando — o se — succederà qualcosa di davvero significativo.
E poi c’è Isabelle Huppert. Una leggenda, un’attrice capace di tutto. Ma qui… no, davvero no. Con tutto l’amore possibile: piuttosto che fare così, Isabelle, per favore, non accettarlo proprio il ruolo. La sua presenza è sprecata, soffocata da una sceneggiatura che non le dà niente da fare se non pronunciarsi frasi che non meriterebbero di uscire dalla bocca di un grande nome del cinema.
In conclusione, Luz è un film che sembra voler dire molto, ma finisce per dire pochissimo, soffocato da scrittura debole, idee sviluppate male e un ritmo che trascina tutto verso il nulla. Un’occasione mancata sotto quasi tutti i punti di vista.

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