C’era un periodo in cui l’uscita al cinema di un film firmato da Darren Aronofsky era un evento. È successo con Black Swan, con mother!, con The Whale, ma di Caught Stealing nessuno ha detto niente. Sorpreso, corro al cinema a vederlo, ormai, un film di Aronofsky rimane imperdibile. E adesso capisco perché nessuno ne ha parlato: quello che è uscito, non è assolutamente un film di uno dei registi più interessanti del momento.
Aronofsky ha una filmografia più che invidiabile, a parte i tre già citati sopra abbiamo: The Wrestler, Requiem for a Dream, Pi Greco e persino il controverso The Fountain. Ogni film è una profondissima riflessione su cosa vuol dire essere umano, su come bisogna vivere la propria vita, su come sopravvivere ad un ossessione e riuscire a salvarsi. “Positività” è di sicuro un vocabolo che non esiste nel suo vocabolario, ed è per questo che ci piace: per la sua crudezza, per la sua verità e il suo coraggio di portare storie tristi al cinema.
Poi arriva Caught Stealing, che è al massimo un “filmetto”. Non racconta niente, una commediola da domenica mattina, un sottofondo mentre cuoci le uova e prepari la spremuta. Una sorta di Someone like it hot, dove il protagonista (Austin Butler) viene risucchiato in una guerra tra gang mafiose di slavi, ebrei e poliziotti corrotti. Tutti i più grandi cliché del tema sono chiamati all’ordine e niente di originale risponde all’appello.
Ogni tanto però, qualche piccolo secondo qua e là, si vede il vero Aronofsky che vuole uscire. Il protagonista è in realtà un ragazzo che ha perso l’opportunità di realizzare il suo sogno di diventare giocatore professionista di baseball, facendo un incidente mentre guidava ubriaco. Il rimpianto c’è sempre e la paura di rifare un altro errore che potrebbe distruggergli la vita per una seconda volta è sempre dietro l’angolo. Purtroppo però, non è abbastanza per far uscire questo film dalla categoria dei “film Netflix con troppa autostima”.
So che non è giusto giudicare il film basandosi unicamente sulle aspettative che si hanno di un dato attore o regista, ma stavolta l’hanno fatta grossa. Non so cosa sia saltato in mente ad Aronofsky con questo filmetto, rimango quindi ad aspettare altri 4 anni, sperando che il prossimo sia degno del suo nome.

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