Dopo anni di attesa, il franchise che ci ha insegnato a temere ogni singolo oggetto di uso quotidiano torna sul grande schermo con Final Destination: Bloodlines, e lo fa nel migliore dei modi. Questo nuovo capitolo non è solo un nostalgico ritorno al passato, ma una vera e propria evoluzione della saga, un horror che riesce a essere al tempo stesso familiare e sorprendentemente innovativo.
Final Destination: Bloodlines dimostra di avere ben chiaro cosa ha reso grande la saga: una premessa semplice e terrificante, unita a una suspense quasi insostenibile. Il film cattura alla perfezione lo spirito originale, riproponendo la lotta impari tra un gruppo di predestinati e la Morte stessa, invisibile ma onnipresente. L’atmosfera è carica di paranoia, ogni scena è un potenziale campo minato e lo spettatore si ritrova, come da tradizione, a scrutare ogni angolo dell’inquadratura alla ricerca del prossimo, inevitabile disastro. È un ritorno in grande stile, che onora l’eredità del franchise offrendo esattamente ciò che i fan desideravano, ma con una consapevolezza moderna che lo rende fresco e avvincente.
La vera genialata di Bloodlines risiede nella sua ambiziosa operazione narrativa. Invece di limitarsi a presentare un nuovo gruppo di personaggi destinati a una fine orribile, il film utilizza l’idea di base della premonizione per tessere una tela che unisce tutti i film precedenti. La visione della nuova protagonista, Iris, non solo salva lei e i suoi amici da una catastrofe imminente, ma si rivela essere un evento chiave che, a ritroso nel tempo, ha in qualche modo protetto e salvato le famiglie di tutti i protagonisti che abbiamo conosciuto nei capitoli passati. Questa trovata, tanto audace quanto affascinante, trasforma l’intera saga in un’unica, grande storia interconnessa, dando un nuovo spessore e un senso di epica fatalità a eventi che pensavamo di conoscere. È un modo brillante per celebrare la mitologia della serie e premiarne i fan di lunga data.
Ovviamente, un film di Final Destination si giudica soprattutto dalle sue scene di morte, e Bloodlines non delude, anzi, alza l’asticella. Le morti sono brutali, creative e spesso scioccanti, realizzate con effetti pratici e visivi che lasciano il segno. Ma, come ogni buon fan sa, la parte più divertente non è tanto il momento finale, quanto il “set up” che lo precede. Il film eccelle nel costruire una serie di eventi apparentemente insignificanti che si concatenano in una sequenza letale e inevitabile. È proprio in questa costruzione della suspense, in questo gioco sadico con le aspettative dello spettatore, che Final Destination: Bloodlines trova la sua anima più pura e diabolicamente divertente.
In definitiva, Final Destination: Bloodlines è tutto ciò che si poteva desiderare: un omaggio fedele, un rilancio intelligente e un concentrato di horror e suspense che inchioda alla poltrona. Bentornata, Morte. Ci eri mancata.

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