Con Sinners, Ryan Coogler prova a scrollarsi di dosso l’etichetta di “regista da Cinecomic”. Il risultato è un film mezzo horror che vuole essere tantissimo e che pure funziona, ma a tratti sembra spingere un po’ troppo il proprio messaggio.
Di base, come horror, regge. L’atmosfera è bella tesa, siamo nel profondo sud degli Stati Uniti anni ’30 e quando arrivano i vampiri (si, ci sono dei vampiri) la situazione degenera in modo brutale. Le creature fanno il loro sporco lavoro: fanno paura, sono cattive, e regalano qualche scena di tensione che per chi ama il genere non è affatto male.
Il problema (o il pregio, dipende da quanto siete pazienti) è che Sinners vuole essere più di un horror con i vampiri. Molto di più. Coogler usa il vampiro come metafora del “furto” di identità e cultura, del desiderio di assimilarsi a una società che ti rifiuta, del prezzo da pagare per farlo. Tutto molto interessante, e fatto estremamente bene attraverso una classicissima figura del cinema horror. Solo che a volte questa cosa si sente un po’ troppo. Come se il film fosse lì a dirti: hai capito che sto parlando di qualcosa di serio, vero? E tu sì, hai capito, anche prima.
Poi c’è la questione della struttura, che è forse la cosa più strana di tutto il film. La prima metà sembra quasi un western/dramma rurale molto lento, incentrato sui personaggi e sull’atmosfera. I vampiri? Se fosse per questa parte iniziale, non hai nemmeno idea che stiano per arrivare. Poi, da metà film, diventa un survival horror senza nessun preavviso. Il cambio è così netto che sembra quasi di stare guardando due film diversi attaccati insieme con lo scotch.
Capisci l’idea dietro, il bisogno di radicare tutto nel realismo prima di far esplodere l’orrore, ma nella pratica lascia un po’ spaesati. Viene da pensare che qualche indizio vampiresco in più all’inizio avrebbe aiutato parecchio, invece di dividere il film nettamente in due, come per paura che un film horror al 100% non sia abbastanza… film, appunto.
Alla fine, Sinners è un film interessante, ma anche un po’ pesante di suo. Ha idee forti, momenti che funzionano e un uso del vampiro che esce dal solito schema, però si prende molto sul serio e non sempre riesce a mescolare i contenuti in modo omogeneo. Non è brutto, anzi, è probabilmente uno dei più interessanti dell’anno, ma è uno di quei film che ammiri più di quanto ti diverti davvero a guardare.

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