Con Sinners, Ryan Coogler ci porta un horror ambizioso e stratificato, dimostrando una notevole padronanza del genere. Il risultato è un film potente che, pur non essendo esente da piccole sbavature strutturali, si impone come uno degli horror più intelligenti e riusciti degli ultimi anni, grazie soprattutto a un utilizzo magistrale della figura del vampiro.
Sinners è, prima di tutto, un horror che funziona splendidamente. Coogler non si risparmia nel creare un’atmosfera cupa e minacciosa, ambientando la sua storia nel profondo sud degli Stati Uniti degli anni ’30, un contesto già di per sé carico di tensioni e paure reali. L’arrivo dei vampiri non è solo un pretesto per spaventare, ma un vero e proprio detonatore narrativo che scatena una violenza primordiale e brutale. Le creature della notte sono terrificanti, implacabili e rappresentano una minaccia fisica e tangibile, garantendo scene di alta tensione e puro terrore che soddisfano appieno gli amanti del genere.
Il vero punto di forza di Sinners risiede nella sua straordinaria intelligenza tematica. Coogler utilizza il “mostro” classico per eccellenza non come semplice antagonista, ma come una potente metafora del “furto” di identità e di cultura. In una società segregazionista dove ai protagonisti viene negata la possibilità di affermarsi, i vampiri offrono una via d’uscita tanto allettante quanto perversa: diventare parte della maggioranza dominante, rinunciando però alla propria anima e alla propria eredità culturale. Questo sottotesto, che esplora il desiderio di assimilazione e il prezzo da pagare per essa, trasforma il film in una riflessione acuta e dolorosa sull’identità e l’oppressione. È un esempio brillante di come il cinema horror possa e debba essere anche un veicolo di messaggi profondi e attuali.
Una delle caratteristiche più discusse del film è il suo strano equilibrio tra la prima e la seconda metà. La prima parte di Sinners si sviluppa quasi come un western o un dramma rurale, con un ritmo più compassato e un’attenzione particolare alla definizione dei personaggi e del contesto storico. L’introduzione dei vampiri, a circa metà film, provoca una virata improvvisa e quasi spiazzante, trasformando la pellicola in un survival horror a tutti gli effetti.
Se da un lato questa scelta permette di radicare la storia in un terreno di realismo prima di scatenare l’orrore soprannaturale, dall’altro crea una leggera frattura. Viene da pensare che il film avrebbe potuto beneficiare di una presenza più costante e sinistra della minaccia vampiresca fin dall’inizio. Introdurre prima il tema, magari con indizi più sottili e inquietanti, avrebbe forse reso l’escalation finale ancora più organica e terrificante, evitando quella sensazione di trovarsi di fronte a due film diversi cuciti insieme. “Esagerare” il tema dei vampiri e renderlo un’ombra incombente sin dalle prime scene avrebbe probabilmente giovato all’equilibrio complessivo dell’opera.
In conclusione, Sinners è un film audace e significativo. Nonostante una struttura narrativa che potrebbe far storcere il naso a qualcuno, la sua capacità di unire l’intrattenimento horror a una profonda riflessione sociale lo rende un titolo imperdibile e uno dei migliori esempi recenti di come si possa usare un mostro classico per raccontare le paure del nostro tempo.

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