A Complete Unknown

La pandemia più terribile della storia continua a colpire il cinema, e no, non parlo del Covid, ma dell’epidemia dei biopic sui cantanti. Il 2024 ha vissuto un sacco di focolai: Back to Black, Better Man, Maria, Bob Marley – One Love, Pieces to Pieces, per finire con il più ambizioso di tutti: A Complete Unknown. Un’epidemia che non ha intenzione di smettere e che diventa sempre più popolare con il passare del tempo, e che non attacca solo i film ma pure gli spettatori, costretti a vedere questi polpettoni sperando di avere un briciolo di emozioni da storie che sono soltanto un copia e incolla l’una dell’altra.

E lo stesso vale per questo Complete Unknown, cioè la “storia” di Bob Dylan, che storia non è visto che su di lui si dice poco o nulla. Il film copre appena una decina d’anni della sua vita, dagli inizi a New York nei primi anni ’60. Nessun dettaglio viene raccontato con cura, solo una serie di frammenti che, alla fine, portano alla sua conclusione. Fine.

Thimothée Chalamet canta, e non poco, tanto che questo film potrebbe essere considerato un musical. Somiglia a Bob Dylan? Non lo so, ma visto che sul protagonista si sa veramente poco non è nemmeno importante, imita le sue movenze e la sua voce ed è sufficiente per l’intenzione che ha il film.

L’inizio della storia penso sia molto rappresentativa del film stesso. Infatti il film inizia con l’arrivo di Bob Dylan a New York, solo lui e la sua chitarra. Non si sa da dove sia arrivato o come, lui è già Bob Dylan, sa già scrivere, suonare e cantare. E niente, diventa famoso, per poi decidere di suonare la chitarra elettrica. Fine del film, due ore e mezza tra sbiascichi confusi, tradimenti e stronzaggine varia. Come al solito niente di interessante.

Ed ecco il film! Proprio come Bob Dylan arriva dal nulla, con un bel cast che sa fare tutto molto bene e basta, già tutto impacchettato alla perfezione. La poesia l’ha probabilmente lasciata per strada, perdendola insieme all’originalità e alla sceneggiatura.

Disprezzo questo tipo di film, che non raccontano niente e si lasciano solo trascinare da quello che è già successo senza dare nulla di più, senza un modo nuovo di raccontare una storia, ma semplicemente facendo il minimo indispensabile lucrando sul fan service e la fama di qualcun altro. Aspetto soltanto il momento che si smetterà di fare questo tipo di film e che riusciremo finalmente a guarire il cinema da questa pandemia. Per il momento, troveremo sempre questi film in ogni nomination, visto che come sempre la mediocrità non tarda ad essere premiata.

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