Dopo averci fatto assaporare gli orrori della Seconda Guerra Mondiale con il suo Niente di nuovo sul fronte occidentale, stavolta il regista Edward Berger ci conduce nei meandri più oscuri della chiesa cattolica. Seguiamo il cardinale Lawrence (Ralph Fiennes), incaricato dell’organizzazione e della gestione del Conclave dopo la morte del Papa. Ma la scelta del nuovo Pontefice non è la sola difficoltà: tra lotte di potere e strategie politiche, il cardinale farà il possibile per non infangare l’immagine della Chiesa e a portare a termine il Conclave nel modo più religioso possibile.
Ovviamente quando penso a un film sul Papa non può che venirmi in mente la serie The Young Pope e il suo incredibile Lenny Belardo. È infatti ripensando a un episodio della serie, incentrato appunto su un conclave, che è salita la mia motivazione per andare a vedere questo film. E ovviamente non potevo che rimanere deluso. L’idea di base di Conclave è estremamente interessante e intrigante, non aspetti altro che vedere il prossimo colpo di scena. Tuttavia, paradossalmente, il film è troppo realistico, tanto da farti perdere l’interesse dopo l’ennesimo voto e l’ennesimo cardinale corrotto.
Non fraintendetemi, il fatto di essere troppo realistico non è per forza una cosa negativa, anzi, a molti questo film piacerà proprio per questo. Io purtroppo l’ho trovato a tratti noioso e spesso ripetitivo. La formula è sempre la stessa per tutta la durata del film:
- I cardinali votano.
- Esce uno scandalo sul papabile vincitore.
- Il cardinale Lawrence risolve il problema.
- Si ricomincia.
Così per almeno 5 o 6 volte. E per quanto riguarda gli “scandali”, beh, sono scandali da chiesa. Si parla quindi di uno che ha avuto una relazione con una suora, o un altro che è corrotto, niente di più. All’inizio è molto interessante ma, dopo un’ora non lascia niente di più di quello che ha già dato.
Quindi per tutto il film pensi: “ah si ma di sicuro nel finale ci sarà un mega twist inaspettato che ribalterà tutta la storia!”. Si certo, un twist finale c’è di sicuro ma… non ha nulla a che fare con il resto della trama. Si parla di un personaggio visto qualche volta per tutto il film e basta. Tutti i discorsi che sono il centro del film – il futuro della Chiesa, la corruzione, l’inclusività – vengono lasciati lì, senza risposta, come se nulla fosse. Quindi si, il film fa in modo che ti “intrattieni da solo” ad aspettare questo finale, senza poi dare nessuna risposta ai quesiti che lui stesso si pone.
Ma non mi sento di parlarne solo male, infatti le interpretazioni sono perfette, per non parlare della fotografia incredibile. L’unica cosa che mi ha lasciato perplesso è il ruolo di Isabella Rossellini, completamente inutile.
È di sicuro un film un po’ di nicchia: si vende come un thriller religioso pieno di suspence per poi presentarsi esattamente l’opposto. A volte bisogna fidarsi del già visto, come ci ha insegnato The Young Pope il formato di 45 minuti è perfetto per raccontare un conclave, invece di renderlo ripetitivo per nulla.

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