Parthenope

Sorrentino ci porta ancora una volta a Napoli, ancora una volta a vivere quella gioventù che lui non ha potuto vivere. Stavolta non c’è Fabietto, ma Parthenope, una ragazza bellissima e intelligentissima amata da tutti. Nata nel 1950, seguiamo la sua vita fino ai giorni nostri, tra amori, passioni, studi, estati, famiglia e delusioni.

Il film racconta la gioventù e la libertà dei ragazzi in un modo che solo Sorrentino può fare. L’ha già fatto parlando di sé stesso in È stata la mano di Dio, e lo fa di nuovo attraverso Parthenope. Stavolta lei è sola e persa, non sa quale è il suo posto nel mondo e non sa quali consigli seguire: approfittare della sua bellezza? Seguire le sue passioni? Festeggiare in giro con il fratello? Non ci sono risposte sbagliate o giuste, c’è solo Parthenope e come lei vive la sua vita. Il terribile suicidio del fratello segna la fine di una gioventù spensierata e fa arrivare questa nuvola di pressione imposta dall’arrivo della vita adulta, della realtà che incombe dietro ogni angolo.

Sorrentino, come al solito, ci porta un film visivamente stupendo, ogni scena può essere tranquillamente un quadro da appendere. La bellezza è ovunque, a Napoli, nel mare, persino Parthenope stessa. E Sorrentino non ci racconta la poesia solo attraverso le immagini, bensì ogni discussione tra i personaggi ha sempre un fondo filosofico o poetico. Forse anche troppo, visto che rende il tutto meno credibile, a meno che Napoli non sia abitata da filosofi professionisti. Ma Sorrentino riesce a creare questo mondo in cui tutto è credibile ed equilibrato, persino i dialoghi più strani riesci e seguirli e a dargli un senso. In questo, è riuscito in pieno.

E il suo mondo non sarebbe completo senza i suoi personaggi completamente fuori dal comune. L’insegnante di recitazione nevrotica che, dopo che un intervento chirurgico per recuperare la bellezza persa è andato male, gira solamente incappucciata. L’attrice famosissima di origini napoletane che torna nella sua città natale solo per insultarla e sputarci sopra. Il sacerdote di dubbia fede, che si è rotto il cazzo di fare miracoli e flirta con ogni donna che incontra. Il professore di antropologia che nasconde la sua depressione nella stanza del figlio morto. È un mondo creato su misura da Sorrentino e tutto ha senso, e Parthenope ci viaggia in mezzo per trovarci un posto.

Ovviamente il tutto può forse risultare un po’ distante vista la quantità di riferimenti all’arte, alla poesia, all’antropologia, e molto altro. Ma grazie alla particolarità di questo mondo, viene presentato con abbastanza leggerezza da non sembrare troppo assurdo ma anzi, strappa non poche risate.

È anche un film difficile per gli argomenti trattati e per come vengono esposti ma, se vi piace scoprire un mondo nuovo e senza segreti, Sorrentino vi porta in un viaggio di crescita senza eguali.

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