Hereditary, Evil Dead Rise, When Evil Lurks, Talk to me, The Witch, è ormai da qualche anno che l’horror sta tornando in prima linea con una qualità che non si vedeva da tempo. Anche il 2024 ci sta regalando qualche chicca niente male come Late Night with the Devil e Immaculate, ma con questo Longlegs siamo già di fronte al migliore film horror/thriller di quest’anno (e si dovrà aspettare Dicembre per esserne sicuri, con l’uscita al cinema di Nosferatu di Robert Eggers).
Longlegs non ha molte pretese, anzi, fin dall’inizio è semplicissimo: seguiamo la caccia al serial killer che si fa chiamare, appunto, Longlegs, attraverso la detective dell’FBI Lee Harker. Questo killer ha però una particolarità: le sue vittime sono famiglie intere e l’esecutore è il padre che, dopo aver ucciso moglie e figlie, si suicida. Di Longlegs mai nessuna traccia se non delle lettere cifrate con simboli misteriosi.
Qualche giorno fa vi parlavo del tono che Ti West è riuscito a creare per la Hollywood anni ’80 di Maxxxine, beh, non è niente in confronto a dove il regista Osgood Perkins ci butta. La scena d’apertura del film mette già tutto in chiaro: inizia con un 4:3 sgranato, in una casa di campagna abbandonata nella neve, dove gioca una bambina, e proprio qui incontriamo per la prima volta Longlegs. Anche se “incontriamo” non è esattamente la parola giusta visto che inizialmente non viene mai inquadrato in faccia. Ci bastano le movenze, i vestiti e soprattutto la voce per percepirlo. L’incontro tra questa bambina e Longlegs fa aprire di schianto lo schermo, il 4:3 diventa a poco a poco schermo intero mentre la musica si fa sempre più forte e te entri controvoglia in questo mondo contorno e perverso. Un mondo scuro, pieno di ombre e ansia che Perkins filma con precisione e tranquillità, senza forzare niente, lasciando la camera fluttuare e che ogni cosa ti entri dentro in tutta la sua inquietudine. Il tutto viene afforzato da una bellissima fotografia e una colonna sonora che mette i brividi. Il mondo di Longlegs è così brutto che non vorrete andare via, uno dei rari film che sperate non finisca mai. Anche se Perkins ha creato un mondo tutto suo, si vedono chiaramente delle somiglianze soprattutto con Il silenzio degli innocenti (in certi versi Longlegs ricorda molto Buffalo Bill) e con Zodiac di David Fincher (proprio come Zodiac, Longlegs lascia lettere cifrate).
Ad aggiungere inquietudine in tutto questo c’è la grandissima precisione delle inquadrature di Perkins che nasconde dettagli in ogni angolo. Se un’azione sta succedendo in primo piano davanti ai tuoi occhi, puoi star certo che dietro, nel fondo dell’inquadratura, c’è qualcosa di ben peggio. E come sempre questi dettagli compaiono lentamente, senza fretta, tanto che ti viene da chiederti “ma l’ho visto veramente?“. E più ne vedi, più l’inquietudine aumenta. Non si è mai veramente soli guardando questo film, c’è sempre nascosto qualcuno che lo guarda con te. E ovviamente, come la struttura di ogni scena, anche nel film in sé l’inquietudine cresce piano piano, scatenandosi nel finale.
Le interpretazioni sono perfette sia da Maika Monroe, che interpreta una solitaria e molto sveglia detective, ma soprattutto di Nicolas Cage, il nostro Longlegs. Se Monroe gioca molto sul nascondere le emozioni e a mostrare puro shock in alcune scene, Cage ci mostra l’esatto opposto: in questo film non ha limiti, è la definizione di recitazione eccessiva, ci porta un uomo malato e pauroso nel puro senso della parola, vi viene quasi voglia di smettere di guardare lo schermo quando lo si vede. È inoltre sfigurato, con un make up sopra le righe, che non fa nemmeno riconoscere l’attore.
A sorpresa il finale del film è più soprannaturale di quanto ci si potesse aspettare, e non ci viene data una vera e propria spiegazione per quanto succede (o su come succede) se non che siamo di fronte alla tipica lotta tra bene e male. Longlegs è infatti un satanista e, con l’aiuto di una complice, riesce a fare entrare “il Diavolo” nella casa delle sue vittime. Il film quindi gioca molto su simbolismi e su come il male si può tranquillamente nascondere nella persona più innocente che si possa vedere, e soprattutto come è facile caderci vittima.
Era da tanto tempo che non sentivo così tanta angoscia durante la visione di un film, e finalmente Longlegs ci impacchetta tutto alla perfezione lasciando senza fiato. Purtroppo l’ho visto in una sala che potrebbe essere la peggiore del mondo, ma riesce questo film è riuscito comunque a catturarmi nonostante tutto. Non vedo l’ora di rivederlo (in una sala normale) e farmi catapultare di nuovo in questo mondo malato di Longlegs.

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