Inside Out 2

Le emozioni sono tornate al cinema con il sequel di uno dei film Pixar più amati da tutti: ritroviamo Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto, ma soprattutto Riley, che abbiamo imparato a conoscere nel primo capitolo. Stavolta Riley è alle prese con uno dei momenti più importanti nella crescita di una ragazza: la pubertà. Nuove emozioni entrano in gioco che le sconvolgeranno completamente la coscienza, mentre Gioia e il suo gruppo faranno di tutto pur di non farla cambiare.

È sempre un mondo incredibilmente magico e carico di dettagli quello che viene creato in Inside Out, ancora di più in questo secondo capitolo: ritroviamo le stesse meccaniche del primo e ne scopriamo di nuove, infatti ci viene presentato il “Senso di Sé” di Riley, cioè un luogo che contiene tutti i ricordi (selezionati da Gioia) che creano la personalità fondamentale di Riley, un po’ come la sua coscienza. È proprio questo Senso di Sé creato da Gioia e compagnia che spinge le scelte di Riley e la rende la persona che è.

Arriva però la pubertà, e con lei anche nuove emozioni: conosciamo quindi Ansia, Imbarazzo, Invidia e Ennui (Noia). Tutto questo mentre Riley è ad un campo sportivo di hockey, che potrebbe decidere il suo futuro sia scolastico che lavorativo. Ansia prende sin da subito la situazione in mano e, con un piano in più parti, è pronta a gestire la vita presente e futura di Riley. Non avendo più bisogno di Gioia e compagnia, li spedisce nel fondo della mente della ragazza, con tutti i ricordi dimenticati.

È ovviamente impossibile non paragonare questo film al suo capitolo precedente, siccome quest’ultimo è probabilmente il migliore film Pixar in circolazione. Tutto ciò che accadeva a Riley era una conseguenza perfetta delle avventure che capitavano a Gioia e Tristezza, che è al contempo una conseguenza della crescita della ragazza e del suo superamento di un trauma (in questo caso del trasloco a San Francisco). In questo sequel invece, ci vengono presentate talmente tante nuove regole e nuove meccaniche che tutto sembra seguire un binario già troppo scritto e controllato. Alcune nuove emozioni non hanno nessun peso sulla storia, anzi, si potrebbe dire che è l’unica vera nuova emozione, le altre tre fanno poco o niente. Persino il lungo viaggio di Gioia e amici ha un vero senso solo nell’ultima parte, prima si limita a seguire le regole già scritte in precedenza e continuare con la trama.

Detto questo, Ansia rimane un personaggio scritto incredibilmente bene. Si potrebbe quasi dire che tutto quello che è stato fatto nel primo film, combacia un po’ con quello che fa Ansia in questo film: l’ansia di giocare a hockey, l’ansia di finire scuola, l’ansia di perdere le amiche, l’ansia di farne di nuove, l’ansia di rimanere sola. La crescita e il cambiamento di Riley vengono spinte da Ansia sin dal primo momento che è arrivata, riuscendo nell’intento di creare un nuovo Senso di Sé. Infatti è proprio nei momenti finali, quando le storie di Gioia e Ansia si incrociano, che il film arriva al livello che ci si aspetta. Ancora una volta conosciamo una nuova Riley, che rispecchia tutto quello che è già successo a noi, e con la nuova scoperta che le emozioni non possono controllarci, siamo noi a creare noi stessi con i nostri ricordi e i nostri sentimenti, finendo con una bellissima scena in cui è Riley stessa a chiamare Gioia, e non Gioia che va alla console per rendere Riley felice.

Rimane purtroppo inferiore al precedente, con una prima parte troppo macchinosa che non lascia molto spazio allo “svago” del primo capitolo, ma che riesce a recuperare molto bene nella seconda metà, concentrandosi sul cambiamento di Riley e la conseguenza sulla sua coscienza e sulle sue emozioni. Un altro bellissimo film Pixar da non perdere.

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