Rebel Moon: A Child of Fire – Part One

Zack Snyder ha proprio voglia di farsi un universo cinematografico. Nessuno sa perché è così fissato con questo obiettivo, ma purtroppo, finché non ce la farà, dovremmo subirci ancora molti suoi film. Dopo aver fallito miseramente con il DCEU (l’universo dei fumetti DC), ci riprova, stavolta con qualcosa di completamente nuovo, scritto da Snyder in persona. Ha così dato vita a Rebel Moon, a cui non basta un sottotitolo, ma ha anche bisogno di Part One per far capire che, malgrado tutto, questo film avrà un sequel.

La trama è estremamente piatta: conosciamo Kora (Sofia Boutella), una fuggitiva su un pianeta di contadini che vivono tutti felici e contenti. Il malvagio impero militare chiamato Mondo Madre arriva sul pianeta e lo vuole comandare. Allora lei scappa e crea una banda di ribelli per sconfiggere il Mondo Madre. Fine Parte Uno.

Vi siete mai chiesti: cosa sarebbero Star Wars e Dune se fossero scritti da un bambino? Finalmente Rebel Moon ha la risposta! Per due ore e mezza il film non racconta niente. Si limita, con estremo pressappochismo, a presentare dei personaggi e a raggrupparli, senza dare dei validi motivi ad ognuno di loro e sperando che allo spettatore freghi qualcosa di questi burattini. E parliamo un po’ di questi personaggi: tutti quelli che conosciamo sono già personaggi fatti e finiti, senza niente da scoprire o affrontare. Abbiamo Kora che è una soldata spietata e pronta a tutto (non ha niente da imparare), Kai che è un cacciatore di taglie pieno di risorse (non cambierà mai, speriamo non faccia il doppio gioco!), il Generale Titus che è il migliore stratega militare dell’universo (e anche lui sa già tutto), e così via. Dove vogliono portarci? Se nemmeno i protagonisti sono interessanti, niente lega lo spettatore alla storia, soprattutto con una durata così lunga.

Gli ideali che seguono cambiano ogni 5 minuti più o meno. Se prima Kora dice che “la giustizia è meglio della vendetta” la vediamo nella scena dopo dire che “la vendetta è meglio della redenzione”. Ed è forse per questo motivo che sentiamo ogni personaggio esprimere esplicitamente ogni sentimento per far capire come si sente. Non è solo ridicolo ma anche estremamente fastidioso, e dimostra (ancora una volta) quanto è incapace Snyder come sceneggiatore.

Per fortuna che questo film ha la scusa di essere una Part One, perché il ritmo è completamente sconnesso. Tutto il film è soltanto la formazione della banda di ribelli, e ogni volta che loro conoscono qualcuno di nuovo che si unirà alla banda, parte il racconto della sua backstory e una lotta random con qualche mostro. Estremamente ripetitivo ed inutile, visto che non c’entra niente con la trama e non dà niente di più al film.

Snyder riesce a fare male anche l’unica cosa che ai tempi faceva bene, cioè le scene di combattimento. Tutte troppo coreografate e finte, in nessun momento crediamo che sia vero quello che vediamo. E, per rendere tutto ancora meno godibile, ci aggiunge un SACCO di SLOW MOTION. BASTA. È probabilmente la cosa più insopportabile di tutto il film la quantità di slow motion che ci mette dentro, rovina tutto.

È stato colto male sia da pubblico che da critica (ma ehi, non è colpa sua! Lui ha pronta la Director’s Cut!), e nonostante ciò la Part Two è già stata girata in concomitanza con la prima, e Snyder ha già in programma una serie prequel e un videogioco. Proprio come molte Part One che vanno molto di moda adesso non lascia niente, se non la frustrazione di non avere di più. Se la qualità del secondo capitolo sarà la stessa, questo progetto può già considerarsi fallito, come tutti quelli targati Snyder.

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