Finalmente l’attesissimo ritorno del regista Paul King al cinema. No, non sto parlando di Paddington in Peru, ma di Wonka. Prima di finire la trilogia dell’orsetto britannico ci porta nel passato del cioccolataio più famoso del cinema: Willy Wonka. Prima interpretato da Gene Wilder e Johnny Depp, stavolta lo vediamo più giovane con la faccia di Timothée Chalamet. Non so se lo definirei un “prequel” de La Fabbrica di Cioccolato, perché non si scopre niente più di quanto già si sapeva su Willy Wonka. È semplicemente il suo arrivo in una città imprecisata (sembrerebbe un miscuglio tra Francia e Inghilterra) dove lui ha sempre sognato di aprire il suo negozio di cioccolato, in mezzo a tutti i migliori cioccolatai del mondo. Ma andiamo con ordine.
Willy Wonka arriva senza soldi ma con molti sogni (come sottolinea 10 volte nella canzone iniziale). Purtroppo, noi già lo vediamo come Willy Wonka, nel senso che è già il miglior cioccolataio del mondo, è praticamente un vero mago con dei veri poteri e più di questo non vediamo altro. Persino il carattere è lo stesso, soprattutto se pensiamo alla versione di Gene Wilder: la stessa spensieratezza e l’infinita voglia di sognare. Quindi, per essere un film sul passato di Willy Wonka, non fa molto, soprattutto perché non si vede né il suo passato (a parte un flashback), né il suo “presente”, visto che il film è una piccola parte della sua vita in cui vuole aprire un negozio, ma alla fine non diventa famoso. Insomma, a parte cantare e ballare non fa molto, ma qui bisognerebbe specificare una cosa.
Ovviamente, non sono il target di questo film, è palesemente un film per i moooolto giovani, la comicità è molto basica e la trama è praticamente una favoletta. Detto questo, il fatto che è un film per bambini non vuol dire che non può essere goduto anche da adulti, e per me questo non era il caso.
In più, era un musical. Sapete che non sono fan dei musical, ma riconosco che questo genere è perfetto per le “favole”, e il mondo che Paul King ha costruito ci sta a pennello. Il problema è che le canzoni non ti entrano in testa e sono tutte molto, troppo, simili. Alla fine del film esci canticchiando Pure Imagination o Oompa Loompa, entrambe canzoni del film del 1971, quindi non originali.
E parliamo un po’ di questo Oompa Loompa. Come “personaggio” non ha nessun senso, viene nominato a caso a metà film, viene catturato poco dopo e si mostra in tutta la sua inquietudine. Il mix tra Hugh Grant e CGI è un mostriciattolo che fa paura, ai livelli di Tom Hanks in Polar Express (pensavo fossimo riusciti ad uscire da quella fase ma a quanto pare no). Anche qui, viene data una spiegazione minima della provenienza di questa specie e il suo coinvolgimento con Willy Wonka, e viene mostrato un altro flashback per dire che Wonka è già andato a Loompalandia, ed ecco un altra parte della sua storia che ci viene sbolognato a caso.
Se non ci vuoi spiegare né come lui è diventato cioccolataio, e nemmeno come è venuto a conoscenza di Loompalandia, cosa ci vuoi dire in questo film? Ovviamente sto scherzando, perché il messaggio del film è palese: l’avventura di Willy Wonka mostra ai più giovani il cattivissimo e crudele capitalismo. Abbiamo i tre orribili cioccolatai che hanno corrotto tutto il corruttibile in città, comandano tutta la produzione di cioccolato, e sono pure nascosti da una potentissima chiesa (una bella chicca). Tutti gli abitanti sono “dipendenti” dal cioccolato e da ogni prodotto derivato, sono disposti a tutto pur di averne un po’. Wonka viene pure rinchiuso come uno schiavo con altri personaggi per via di un cavillo legale su un contratto, che lui non è riuscito a leggere perché analfabeta.
Tutti gli argomenti sono sul tavolo, e mi ha fatto abbastanza ridere che hanno preso Willy Wonka, il capitalista per definizione, per fare un film denuncia sul capitalismo, ma se Barbie può diventare femminista, tutto è possibile!
Insomma, un altro film dimenticabile che fa scalpore soprattutto per il cast e per nascere su un personaggio già amato e conosciuto. Niente di nuovo, guardate altro.

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