Il ragazzo e l’airone è l’ultimo titolo targato studio Ghibli diretto da Hayao Miyazaki in persona. Il film ha fatto già parlare di sé ancor prima di uscire siccome, paradossalmente, non ha avuto nessun azione di marketing: nessuna pubblicità, nessune immagini promozionali, nessun trailer (inizialmente), un solo poster, e una data d’uscita. Un’altra mossa riuscita del piccolo studio giapponese, che dà importanza ai suoi prodotti più di tutto.
Il film parla di Mahito, un ragazzino di 12 anni che vive con il padre e la sua nuova compagna in una nuova città. Mahito è ancora in lutto per la morte della madre, e fatica ad adattarsi alla sua nuova vita. Un giorno, incontra un airone parlante che gli dice che sua madre è ancora viva, e che si trova in un mondo fantastico in una torre abbandonata. Mahito decide di partire alla sua ricerca, e intraprende un viaggio attraverso un mondo incantato, popolato da creature fantastiche e paesaggi mozzafiato.
Come sempre, Miyazaki ci mette di fronte ad un’opera ricca di significati simbolici. L’accettazione della morte della madre è il tema centrale del film. Mahito inizia il suo viaggio ancora in lutto per la perdita della madre, ma nel corso del suo viaggio imparerà ad accettare la sua morte e a trovare un nuovo senso nella sua vita, anche grazie alla guida dell’airone. Questo personaggio è forse la metafora più chiara del film, è l’unico collegamento tra il mondo reale e quello fantastico. È un simbolo di speranza e di rinascita, che aiuta Mahito a superare il dolore della perdita e a trovare un nuovo senso nella sua vita.
Il viaggio che compie Mahito nella torre abbandonata, ricorda molto quello di Dante nell’inferno: incontra anime dannate, anime dimenticate, anime pronte a nascere e un Dio che controlla l’equilibrio del mondo. Mahito, come Dante, deve affrontare prove e difficoltà per raggiungere la sua meta e salvare l’anima della persona a lui più cara.
Mi ha colpito molto anche la colonna sonora con la sua semplicità e la sua delicatezza. La musica di Joe Hisaishi accompagna perfettamente le immagini del film, creando un’atmosfera magica e suggestiva.
Non nego che, se non si è abituati alla particolarità dei film Ghibli, può essere difficile immedesimarsi, sia per la sua complessità, sia per la “pazzia” che ci presenta in questo mondo. Ma se riuscite a stare al gioco, è un film che non vi dimenticherete facilmente, per via della sua profondità e dei temi che tratta. Approfittatene e correte al cinema!

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