Killers of the Flower Moon

Sono sicuro che esiste una religione in cui la Trinità è formata da Scorsese, De Niro e DiCaprio, e se non fosse il caso, la creeremo noi. L’italo-americano che tutti amano torna al cinema, stavolta grazie a Apple TV+, con un altro film dal minutaggio esagerato, come ci ha abituati da sempre. Questa volta ci porta negli anni Venti, in Oklahoma, nella contea degli Osage, una tribù di nativi americani. La scoperta di petrolio nella loro terra li renderà la tribù più ricca del paese, ma anche la più vulnerabile, dopo misteriosi omicidi che continuano a prenderli di mira. Noi seguiamo l’arrivo nella contea di Ernest Burkhart (DiCaprio) a casa dello zio William “King” Hale (De Niro), un riccone ritenuto amico degli Osage e autoproclamatosi Re della loro contea. Ernest, dopo essersi sposato con la nativo americana Mollie (Lily Gladstone), vuole solo una vita normale, ma ben presto verrà costretto a far parte dei misteriosi piani dello zio.

La narrativa di Scorsese è incredibile come sempre. La storia sono i personaggi. Prima li conosciamo, poi conosciamo i loro obiettivi, il resto sono solo le conseguenze. Niente è lasciato al caso e tutto è perfettamente lineare. Ogni personaggio in questo film, anche quelli che magari vengono presentati solo in una piccola scena, torneranno per finire quello che hanno cominciato (nel bene o nel male), lasciando il finale senza nessuna storia in sospeso. Il protagonista è proprio il beniamino di Scorsese, DiCaprio, con questo sempliciotto che pensa di andare a farsi la bella vita dallo zio ricco. Inizialmente ignaro (e completamente ignorante) di dove vuole arrivare lo zio, segue i suoi consigli alla lettera. Quando finalmente capisce, è ormai troppo tardi, e rimane vittima della paura verso il suo parente, per lui è ormai impossibile ribellarsi. Lo zio, il King, è un De Niro incredibile, che domina ogni scena in cui è presente. Un uomo senza morale, non guarda in faccia a nessuno, disposto a spazzare via una famiglia intera pur di ottenere qualcosa. È l’immagine stessa del potere, che arriva ovunque e fa quello che vuole, senza fare domande e senza attendere consensi. Il potere che si nasconde dietro gentilezza e doni, passando inosservato. E in mezzo a loro abbiamo Mollie, la moglie nativo americana di Ernest. Ovviamente, il loro matrimonio è stato spinto dal King, e soltanto dopo la morte di una delle sorelle di Mollie lui svela il suo piano a Ernest: uccidere ogni membro della sua famiglia, in un ordine prestabilito, così che Ernest diventerà proprietario della loro terra, e tutto ciò che contiene. La classica vittima che invita il lupo in casa dopo aver fatto di tutto per difenderla. La storia d’amore tra Mollie e Ernest passa un po’ in secondo piano rispetto a tutto lo svolgimento degli omicidi, ma vedere come il legame tra lei e Ernest non cambia mai è una continua pugnalata. Lei completamente ignara ha sempre una fiducia cieca verso Ernest, lui bloccato tra amore e paura, incapace di scegliere.

Se De Niro è al primo posto in fatto di interpretazione, Lily Gladstone è di sicuro al secondo. Precisa e bilanciata, ci regala un personaggio fortissimo destinato a subire e mai a vincere. Una cosa che mi ha impressionato è la sua voce: bassa, piatta e dura, proprio come lei. DiCaprio è anche bravo, ma un po’ nascosto dalla bravura degli altri. Inoltre, il suo personaggio ha tantissimi strati, che a volte sembrano un po’ perdersi nella sua interpretazione.

La narrativa di Scorsese è accompagnata da un montaggio perfetto e intelligente. Ogni evento viene introdotto da un fotogramma, breve, veloce, intenso, non ha bisogno di altro per scuotere la prospettiva dello spettatore e mettere benzina nella storia. Non nego che l’ultima mezz’ora era abbastanza pesante, ma altrimenti non ho mai sentito la durata del film. L’unica pecca è che non si capisce quanto durano gli eventi esposti. Inizia nel primo dopoguerra e finisce nel 1940, quindi il film dura 20 anni. Però, i personaggi non cambiano, non invecchiano, non ci dicono mai date, gli eventi sembrano susseguirsi uno dietro l’altro, lasciando le cose non completamente chiare (quanto tempo passa da un omicidio all’altro? quante volte hanno chiesto aiuto al governo? quando arriva l’FBI?).

Scorsese non solo ci racconta questa storia, ma ci mette anche la faccia mentre ci espone il finale. La fine di tutto ci viene detta attraverso la registrazione di un programma radiofonico dove raccontano l’epilogo di ogni personaggio, ed è Martin Scorsese in persona a dirci cosa succede a Mollie e al resto degli Osage. Stavolta stravolge tutto: non sono i personaggi i protagonisti, ma gli eventi che loro hanno creato e di cui sono stati vittime, non rimane nient’altro. Non ci è dato vedere come Ernest o Hale muoiono, sappiamo solo che è successo, in un certo momento della loro vita, e basta. Proprio come Mollie e la sua tribù, senza dettagli, senza la verità, soltanto una scritta incompleta su una lapide. È Scorsese a sottolineare, con serietà, la fine di Mollie, mentre per tutti gli altri viene mimato e raccontato come una barzelletta, dimenticando tutto il potere che avevano in mano e ricordando solo la piccola fine che hanno fatto.

Vi potrei ancora parlare della fotografia, della colonna sonora e di mille altre cose. È forse impossibile dire tutto quello che Scorsese racchiude in 3 ore e mezza di racconto. Per me, rimane sempre incredibile come quest’uomo riesca a raccontare una storia, indipendentemente dalla durata, in modo semplice, basandosi sempre su personaggi combattuti e ideali confusi. È bello avere ancora qualcuno come lui e, visto che The Irishman è stato possibile solo grazie a Netflix, e questo Killers of the Flower Moon è un prodotto Apple TV+, ringrazio anche loro per portarcelo in casa. Fatevi un regalo e andate a vederlo al cinema finché potete.

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