Dopo Rogue One, Gareth Edwards ci riporta nella nostra galassia in un futuro non molto distante dal nostro. Dopo l’esplosione di una bomba atomica su Los Angeles lanciata dall’Intelligenza Artificiale, gli Stati Uniti dichiarano guerra contro ogni tipo macchina. Robot e automi, che una volta vivevano in armonia con gli esseri umani, si rifugiano in Asia, dove gli uomini rifiutano di rinnegare l’IA continuando a svilupparla e a conviverci. Noi seguiamo Joshua, un ex infiltrato statunitense alla ricerca di sua moglie scomparsa, una potentissima arma e Nirmata, un misterioso personaggio sviluppatore di IA.
Ogni tanto è bello avere una boccata d’aria fresca con idee (più o meno) originali e un mondo tutto da esplorare. Anche se l’inizio di The Creator è abbastanza lento e meccanico, ti lascia sempre dei dettagli qua e là che ti permettono di scoprire di più sulla nuova società creata da Edwards. Con un sacco di richiami alla cultura asiatica, tra religioni e città, vediamo la difficile relazione tra macchine e umani. Se da un lato abbiamo gli americani convinti che le due specie non possono convivere, dall’altro abbiamo gli asiatici, che vivono una vita in piena simbiosi con le macchine, perché sanno che gli esseri umani, presto o tardi, si estingueranno, e saranno unicamente le macchine la nostra eredità sulla Terra.
Ovviamente, dal momento che Blade Runner e Blade Runner 2049 esistono, un nuovo film sull’IA e gli automi viene giudicato inferiore, e chiaramente anche The Creator. Nonostante lo stile originale e la scoperta di questo nuovo mondo, che ti permettono di entrare a pieno nel film facendoti dimenticare tutto il resto, il problema è che Edwards ci vuole mettere di tutto. Invece di concentrarsi su qualche argomento, come per esempio l’IA o la differenti specie, non fa nessuna scelta e in queste 2 ore e un quarto tocca un sacco di argomenti senza approfondirne nessuno e lasciando tanto amaro in bocca.
Non sto qui a fare tutta la lista di argomenti che vengono toccati dal film, ve li lascio scoprire andando a vederlo, ma lo stesso vale anche, purtroppo, per questo nuovo mondo in cui veniamo catapultati. Il bello è che finiamo in mezzo all’azione senza troppe introduzioni inutili, solo un breve montaggio per contestualizzare, il resto sta noi a scoprire. Ma per molte cose non abbiamo informazioni sufficienti per capirne veramente il funzionamento, anche per cose abbastanza importanti per la trama, il che lascia molti punti interrogativi sia durante che dopo il film.
A quanto pare, il montaggio originale di Edwards era per un film di ben 5 ore, ridotte poi a 2 per l’uscita al cinema. Se in queste 2 ore è comunque riuscito a creare un mondo, posso solo immaginare i dettagli e gli argomenti che possa aver trattato nella versione originale (ma perché 5 ore e non una miniserie?). Quindi teniamo The Creator come il classico esempio per dire che il troppo stroppia, e se devi tagliare in minutaggio conviene tagliare anche nel contenuto.

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