Bugonia

Sono anni molto proficui per la coppia Yorgos Lanthimos ed Emma Stone: non solo ci hanno sorpreso tutti con il capolavoro che è Poor Things, ma ci hanno pure spiazzato con Kinds of Kindness, e adesso tornano con Bugonia (non sorprende infatti che Lanthimos ha annunciato una pausa). E che film ragazzi.

Dopo averlo perso in centomila festival diversi, sono corso al cinema alla prima opportunità, e anche stavolta Lanthimos non ha deluso. Il film ci butta fin da subito nell’ossessività di Teddy e nella sua relazione con il cugino sempliciotto Don. I due si stanno preparando per il loro grande piano: salvare il mondo dalla distruzione, dal cambiamento climatico, dalla morte delle api, e da un invasione aliena tutt’ora in corso. Perché, secondo le ricerche di Teddy, gli Andromediani sono tra noi, controllano la nostra società e sono loro la causa della lenta distruzione del pianeta. Decidono allora di rapire Michelle, la CEO di una casa farmaceutica, la quale, secondo Teddy, è chiaramente un Andromediana. La obbligheranno quindi a portarli sull’Astronave Madre durante l’eclissi lunare, per patteggiare con l’Imperatore Andromediano di lasciar in pace la Terra e l’umanità. Inizia così un tira e molla pieno di tensione tra la disperazione di Michelle di far ragionare due pazzi e l’ossessività di Teddy che diventa sempre più violenta.

Per tutta la durata del film Lanthimos gioca con la nostra percezione dei personaggi: da un lato abbiamo il folle Teddy, un complottista che crede in troppe cose assurde per essere credibili, e dall’altro Michelle, una CEO talmente sicura di sé stessa da non essere stressata nemmeno dopo essere stata rapita, estremamente fredda nelle sue decisioni e intenta a far finire la situazione nel modo più rapido possibile. Sporadicamente il regista ci lascia qualche dubbio, e nonostante sappiamo che Michelle è una perfetta calcolatrice, riesce a farci dubitare della sua versione, e pure a noi sorge la domanda: e se fosse veramente un alieno?

Scopriamo poi che Teddy ha in realtà un conto in sospeso con Michelle e la sua azienda, visto che un loro farmaco sperimentale ha causato il coma della madre di Teddy. Da lì in avanti il film ci mostra ogni disperato tentativo di Teddy di trovare un significato in quello che sta succedendo alla madre: perché lei? Perché non c’è una soluzione? Perché è stato abbandonato da tutti? E nel bisogno di una risposta si crea una storia che calza per ogni problema che infligge la sua vita: il coma della madre? È un test degli Andromediani. La morte delle api? Fa parte del piano degli Andromediani. Il cambiamento climatico? L’obiettivo finale degli Andromediani: distruggere il pianeta. Le teorie complottiste di Teddy diventano una via di fuga per una persona estremamente sola ed abbandonata in una realtà che non riesce ad accettare. E, ovviamente, lui è l’unica persona ad avere le prove del piano degli Andromediani, e perfino della loro esistenza. Michelle è quindi una pedina del tentativo di Teddy di trovare ordine in un mondo del quale non fa più parte.

Vediamo quindi un enorme gioco di punti di vista: quello di Teddy, dove l’unica soluzione è che Michelle lo porti sull’Astronave Madre per salvare il pianeta e l’umanità, e quello di Michelle, dove l’unica via d’uscita è stare al gioco e scappare al più presto dalla casa di un pazzo.

Poi arriva il finale. E Lanthimos ci mostra che ha giocato con noi per tutto il tempo. Perché si, alla fine, Michelle è veramente un Andromediana. Teddy ha avuto ragione sin dall’inizio, e tutto quello che noi davamo per folle è vero nel minimo dettaglio, fino a diventare comico. Lanthimos decide, negli ultimi diceci minuti, di ribaltare completamente tutto il significato del film: si passa da un pazzo complottista che è andato troppo oltre, a un idealista troppo convinto di ciò in cui crede e che è pronto a tutto pur di ottenere il bene comune. La gente non lo capisce? Non è un problema suo, perché lui sa che grazie alle sue azioni tutta l’umanità e tutto il pianeta saranno salvi. La similitudine con i recenti attivisti ambientali è evidente: Teddy è palesemente un attivista diventato terrorista pur di salvare la Terra e l’umanità. Ma tutto questo lo si scopre solo negli ultimi minuti del film, dove Michelle, dall’Astronave Madre, prende la decisione finale: l’umanità non merita di essere salvata. Bugonia finisce quindi con un montaggio di scene che mostrano tutti gli esseri umani morti, allo stesso momento, esattamente dove sono, senza sangue. Ironicamente, la maggior parte delle scene mostrano proprio le azioni umane più nocive sia per il pianeta che per l’umanità stessa: gente morta nelle fabbriche di sfruttamento, gente morta in mezzo al traffico, gente morta nei mega resort di vacanza, e così via.

Sembra forse un finale estremamente negativo (e probabilmente lo è), ma a darci un’altra lettura è proprio il titolo del film. Bugonia significa letteralmente “nascita da un bue” e si riferisce all’antico mito greco della generazione spontanea, in cui si credeva che le api potessero nascere dalle carcasse di un bue sacrificato senza perdita di sangue (grazie Google). Abbiamo quindi il nostro sacrificio, senza perdita di sangue, dal quale, si crede, nasceranno api, il tassello più importante della natura.

Altro da aggiungere? Forse solo: grazie Lanthimos.

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