Sham

Sham, il nuovo film di Takashi Miike, è uno di quei lavori che ti catturano fin dai primi minuti. La regia è molto coinvolgente, piena di movimenti di macchina precisi e scelte visive che mettono subito addosso quella sensazione di tensione tipica dei suoi film. Anche il cast fa un ottimo lavoro: le interpretazioni sono intense, credibili, e danno spessore ai personaggi senza bisogno di grandi spiegazioni o dialoghi pesanti. Si vede che Miike sa esattamente come dirigere gli attori per far emergere emozioni forti anche nelle scene più silenziose.

La parte più interessante del film, soprattutto nella prima metà, è la scelta di Miike di raccontare la storia attraverso due punti di vista diversi. Non sono semplici flashback, ma proprio due versioni “concorrenti” degli stessi eventi. Questa decisione crea subito un gioco psicologico molto affascinante: lo spettatore non sa quale delle due versioni sia quella autentica, e questo dubbio rende ogni scena più sospesa, più curiosa, più tesa. È come se il film ti dicesse: “Osserva bene, perché la verità potrebbe essere nascosta nei dettagli”.

Purtroppo, questa ambiguità, che è davvero il punto forte dell’inizio, non dura per tutto il film. Dopo un po’, Sham comincia a spostarsi sempre più verso una sola interpretazione, facendo capire, scena dopo scena, quale sia la lettura “corretta” secondo il regista. Non lo dichiara apertamente, ma lo suggerisce in modo abbastanza evidente, soprattutto attraverso il modo in cui porta avanti l’arco narrativo del protagonista. Senza volerlo, Miike finisce per dargli ragione, eliminando quel senso di incertezza che era così intrigante nei primi 30-40 minuti.

Il risultato è che il messaggio del film, che all’inizio sembrava sfaccettato, quasi aperto a più interpretazioni, diventa fin troppo chiaro e diretto. Non rovina il film, ma gli toglie quella complessità che avrebbe potuto renderlo ancora più forte e più memorabile.

Nonostante questo, Sham resta un’opera solida, ben girata, con personaggi che funzionano e un ritmo che tiene sempre viva l’attenzione. È solo che, dopo un inizio così promettente e ambiguo, spiace un po’ vederlo scegliere una strada più definita e meno misteriosa.

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