No Other Choice

Il primo colpo di fulmine di questa Venezia 82 arriva proprio con No Other Choice, ovvero il tanto atteso ritorno di Park Chan-wook. Dopo essere stato a Cannes con Decision to Leave, decide di lasciare la croisette e arrivare al Lido con un film tanto matto quanto attuale. Il regista coreano ci racconta la storia di Man-su, un impiegato modello con 25 anni di carriera in una fabbrica di carta, improvvisamente licenziato. Dopo mesi di ricerca di lavoro decide di prendere una decisione estrema: uccidere uno a uno i suoi concorrenti per riuscire ad ottenere il lavoro dei suoi sogni. Cosa potrebbe mai succedere di male?

Il film si rivela fin da subito estremamente intelligente nel modo in cui ci accompagna nel piano malsano del protagonista. Park Chan-wook è geniale nel farci entrare in empatia con lui, mostrandoci nei minimi dettagli la sua disperazione, la sua umiliazione e la lucida follia che lo porta a creare un’altrettanto folle soluzione. Il film ci fa comprendere le sue motivazioni, ce le fa quasi sentire nostre. E noi spettatori, vittime dello stesso sistema, non possiamo fare a meno di tifare per lui, sperando che il suo piano abbia successo, pur riconoscendone l’orrore.

Dal punto di vista tecnico, No Other Choice è incredibile. Park Chan-wook dimostra ancora una volta di avere una precisione che nessun altro ha, con delle inquadrature che sono vere e proprie opere d’arte studiate al millimetro. Ogni scena è memorabile, ma una su tutte è destinata a entrare nella storia del cinema. Senza troppi spoiler, è un momento estremamente importante per Man-su, in cui si trova per la prima volta a puntare la pistola contro un suo concorrente. Il suo piano è diventato finalmente realtà, l’esecuzione dipende solo dal suo coraggio. Si trovano in un salotto, con della musica k-pop a volume altissimo (ed è proprio la canzone che avete sentito per giorni sul nostro profilo instagram), mentre i due parlano e discutono, urlando, sui motivi per il quale la vittima non dovrebbe venire uccisa. Una scena incredibile, che rimane in testa ancora dopo settimane dalla visione del film.

La genialità del regista la vediamo pure nella scelta del titolo di questo film: No Other Choice. Frase che si sente molto spesso, ma, ogni volta che viene pronunciata ha sempre un significato diverso. Che sia dal punto di vista del protagonista, o di una delle sue vittime, o persino dalla moglie del protagonista, non c’è mai una volta in cui questa frase ha lo stesso significato per i personaggi. Ancora una volta Park Chan-wook sottolinea l’importanza di come un punto di vista possa fare la differenza, e di come il proprio sguardo possa reindirizzare completamente l’andamento della propria vita.

Siamo già abbastanza delusi che la giuria di questa Mostra non abbia dato nemmeno mezzo premio a No Other Choice, speriamo che godrà il successo che merita e che la gente smetta di dire che è una copia di Parasite. Non perdetelo assolutamente!

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