Yakushima’s Illusion

I programmatori del festival di Locarno sono proprio dei furbetti, solo i veri festivalieri, solo quelli che sono riusciti a rimanere all’ultima proiezione al Fevi dell’ultimo film in concorso sono riusciti a godersi questo film speciale. Ebbene si, per quanto mi riguarda questo è, a dir poco, il miglior film nel Concorso Internazionale di quest’anno, e forse anche il miglior film di questa edizione del Festival.

Corry (Vicky Krieps) è una dottoressa pediatra specializzata in trapianti di organi. Dopo la morte del padre le si apre un’opportunità: andare a lavorare in un ospedale a Kobe, in Giappone. Accetta la sfida e, a sua insaputa, deve affrontare delle differenze culturali inaspettate. Nel frattempo conosce un uomo misterioso, Kanichiro, con cui avrà una relazione. La sua scomparsa e delle complicazioni al lavoro la farà (e ci farà) riflettere sul vero significato della vita.

Film come questo sono estremamente rari. La regista Naomi Kawase tocca un argomento fortissimo ma lo fa con estrema leggerezza e umanità. Non si passa mai nello sdolcinato o nello strappalacrime, semplicemente racconta esperienze e storie di vita dei genitori che passano anni ed anni mentre attendono un donatore di organi per i proprio figli. Vediamo le storie di chi ce la fa, e i ricordi di chi non ce l’ha fatta. Nel frattempo Corry fa il possibile per sensibilizzare i propri colleghi, dottori e chirurghi, sull’importanza di riuscire culturalmente ad accettare un trapianto di organi e di accettare che, dopo la morte, si può donare vita ad un altro essere umano.

Nel frattempo Corry esplora la propria relazione con Kanichiro. Un uomo misterioso, che si nasconde dietro una macchina fotografica senza rullino, mentre crea dei finti ricordi. Non si sa niente di lui, e mai si saprà, fino a che dal nulla scompare. Corry rimane sola con più domande di quante già ne aveva in precedenza: perché non mi ha parlato? Perché è fuggito senza fare pace? Perché c’è questa distanza tra noi?

E qui vediamo nascere l’enorme messaggio di questo film: l’abilità dell’essere umano non solo di saper prendere qualcosa, che sia una relazione, un regalo, un ricordo, un organo, ma pure di saperla lasciare. La collisione tra Corry e la cultura giapponese è un perfetto esempio: la prima è disposta ad esporsi e a dire le cose come stanno, mentre la seconda si nasconde in rituali a noi troppo distanti e complessi, che rimangono tutt’ora legati alla vita di tutti i giorni.

Alla presentazione del film è stato detto che Yakushima’s Illusion sarebbe dovuto essere il film di chiusura del Festival, in Piazza Grande. Per fortuna è riuscito ad entrare nel Concorso Internazionale e a vincere il cuore di tantissimi spettatori. Da recuperare il prima possibile.

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