Anora

Tre anni dopo essere stato al Festival di Cannes con Red Rocket, Sean Baker ci riprova e questa volta centra l’obiettivo. Il vincitore della Palma d’Oro di quest’anno è proprio il suo Anora, un film che esplora temi simili alla sua opera precedente ma con una protagonista femminile, Anora appunto, interpretata da una spietata Mickey Madison. Il film, caratterizzato da una narrazione estremamente semplice, ha conquistato pubblico e critica sulla Croisette, anche se a noi ha lasciato qualche perplessità.

Anora è una spogliarellista che vive nei bassifondi di Brighton Beach. Una sera, durante il lavoro, conosce Vanja, un giovane e ricchissimo cliente russo, figlio di un oligarca. Anora intravede subito in lui una gallina dalle uova d’oro e i due iniziano a frequentarsi anche al di fuori del night club, sebbene sempre alle sue tariffe professionali. La situazione degenera quando Vanja le propone 15.000 dollari per fingere di essere la sua fidanzata per una settimana. Lei accetta, e insieme partono per Las Vegas. Tra serate, alcol e droga, Vanja le propone di sposarlo e così fanno. Tornano infine a New York come marito e moglie: lei finalmente libera dalla sua vita di spogliarellista, lui con una green card che gli permette di rimanere negli Stati Uniti lontano dai genitori. Ma questi ultimi scoprono ben presto tutto e mandano tre scagnozzi a rimediare al casino combinato da Vanja. Quest’ultimo riesce a scappare all’ultimo momento, lasciando Anora da sola e all’oscuro di tutto. Sarà lei, insieme ai tre scagnozzi, a vagare per ore alla ricerca di Vanja.

I punti forti del film sono sicuramente la comicità, del tutto inaspettata in un’opera che si presenta come seria sia nei temi sia nella sceneggiatura, e le interpretazioni, soprattutto quelle di Vanja, immaturo e testardo, e di Anora, decisa e spietata. Tuttavia, il resto rientra purtroppo nel già visto. Si tratta dell’ennesima rilettura del lavoro della spogliarellista, costantemente vista come un oggetto sia dentro che fuori dal night club. Sean Baker gioca con questa percezione per tutto il film, definendo la protagonista sex worker o prostitute ma mai con il suo vero nome. Anora non viene mai presa sul serio, sia dalla sorella con cui convive, sia da Vanja, che crede possa rappresentare la sua via di fuga, sia dai tre scagnozzi che pensano soltanto a come disfarsi di lei al più presto. L’unico a vederla e trattarla come una persona è Igor, uno dei tre scagnozzi: un ragazzo tranquillo che si trova in quella situazione solo per obbligo. Igor conosce Vanja e la sua famiglia, è consapevole della follia dei ricchi e riconosce subito Anora come una vittima in tutta questa storia.

È vero che spesso si dice che i film semplici siano quelli che colpiscono di più, ma in questo caso la semplicità si mescola con la banalità, e rimane difficile capire come questo film abbia vinto la Palma d’Oro contro The Substance ed Emilia Pérez. La trama può essere suddivisa in tre parti: l’incontro tra Anora e Vanja, la scomparsa di Vanja e l’arrivo dei genitori di quest’ultimo. Nonostante tutto, Vanja resta sempre il soggetto principale del film, mentre Anora appare come un elemento secondario. Il principale problema risiede nella seconda parte, troppo lunga e ripetitiva, in cui Anora e i tre scagnozzi vagano per New York alla ricerca di Vanja. Questa sezione è sicuramente divertente, ma non aggiunge nulla di significativo al film o alla trama. Sembra più un pretesto per allungare il film, sacrificando il ritmo e l’approfondimento dei personaggi. È solo con l’arrivo dei genitori di Vanja che il film recupera intensità e attenzione, riportando i due protagonisti con i piedi per terra e facendo capire ad Anora la realtà della situazione.

Ai miei occhi, Anora rimane una buona commedia, con una trama divertente e interpretazioni notevoli, ma nulla di più. Riesce a lasciare il segno soprattutto grazie alla bellissima scena finale, dove persino Anora si rende conto di quanto le sue abitudini e la sua vita da spogliarellista stiano lentamente distruggendo la sua esistenza. Se non altro mi ha messo un grande dubbio: com’è possibile che non ha vinto The Substance?!

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