The Substance

Abbiamo dovuto aspettare fino a Novembre, ma finalmente eccolo, il film dell’anno. Presentato al Festival di Cannes di quest’anno, è uscito con il premio per la miglior sceneggiatura, perché purtroppo non potevano fargli vincere tutti i premi. The Substance è uno di quei film difficili da descrivere, che si nascondono dietro ad una trama all’apparenza semplice per lasciare il pubblico senza parole. Era da anni che non si vedeva un body horror di qualità, ma la regista francese Coralie Fargeat ci regala questa perla che si può già considerare un classico del genere.

Il film ci presenta Elisabeth Sparkle (Demi Moore), un’attrice che, dopo una grande carriera a Hollywood, è finita a fare video per il fitness casalingo. Festeggia ormai i suoi 50 anni, ed è ovviamente troppo vecchia per questo settore, come le dice chiaramente il produttore Harvey (Dennis Quaid). C’è bisogno di qualcuno più giovane e bello. Il peso della sua età le piomba addosso, ma le si presenta un’opportunità. Scopre The Substance, una sostanza che crea una copia migliore e più giovane di sé stesso, con il patto di rientrare nel proprio corpo ogni settimana. Le regole sono precise: una settimana a testa, e ricordasi che si è solo uno. Elisabeth crea quindi Sue (Margareth Qualley) e la sua vita cambia completamente. È giovane, attiva, bella, ed ha un fisico da paura, le riesce quindi semplicissimo riprendere il vecchio lavoro di Elisabeth. Ma l’equilibro non viene sempre rispettato, Elisabeth si vede sempre più brutta, mentre Sue vive la vita perfetta, e le conseguenze non tardano ad arrivare.

Questo film racconta così tanto che non so nemmeno da dove iniziare. Non esiste un altro film che racconta così bene come la società distrugge il corpo e la psicologia delle donne (e non solo), e con così tanta originalità. La discesa nella pazzia di Elisabeth è incredibile perché, nonostante sia tutto tirato all’estremo, è comprensibile. Noi capiamo perché lei vuole usare The Substance, e capiamo perché non vuole mai smettere nonostante le orribili conseguenze. Ed è proprio qui che il film colpisce in pieno. Non dimentichiamoci che è un body horror, e non filtra nulla, anzi, mostra tutto quello che vuole, e nonostante questa brutalità tutto risulta comprensivo.

Le interpretazioni sono incredibili, così come le rappresentazioni dei personaggi. Il tono cambia ogni volta che le due si scambiano, la normalità di Elisabeth viene confrontata con la vita colorata e piena di musica di Sue. Il contrasto è evidente, come la felicità e la qualità di vita è basata unicamente a degli standard esterni, e più ne fai parte, più sei felice.

Mi limiterò a descrivere una scena, che penso possa essere considerata la scena madre del film. Elisabeth organizza un appuntamento con un vecchio compagno di scuola, dopo settimane che si sente brutta dopo aver vissuto come Sue. Finalmente riesce a trovare il coraggio di essere sé stessa, di accettare l’età che avanza e di vivere la sua vita al meglio. Si veste, si trucca leggermente ed è pronta ad uscire. Dalla finestra vede un cartellone con Sue. Ritorna quindi davanti allo specchio, si sistema il vestito per coprirsi meglio, aggiunge una sciarpa per coprire la scollatura, aggiunge molto più trucco. È finalmente pronta ad uscire. Davanti alla porta d’entrata però, sente ancora la presenza di quell’immagine, di quella bellezza che lei non potrà più avere, di Sue che dal cartellone la guarda e la deride. Torna ancora in bagno e con forza si toglie tutto il trucco dalla faccia, e rimane a guardarsi. E in quello sguardo vedi tutto l’odio che prova per sé stessa, per come è vecchia, per come è brutta. Una scena estremamente forte e ben costruita, che non verrà dimenticata.

Non posso non parlare dell’incredibile finale che, se non avete visto, vi invito a smettere di leggere ora questa recensione.

La creazione del Monstro Elisasue crea un’altra enorme svolta nella relazione tra Elisabeth e il suo corpo. Questa assurda creazione che mischia i due corpi ci mostra per la prima volta una persona che si fissa allo specchio ed è felice. Si veste come vuole, si trucca un po’ ed è soddisfatta così com’è. Non ha paura di essere giudicata o di essere troppo brutta, e proprio per questo quando va a presentare davanti a tutti, il pubblico rimane allibito. Com’è possibile che questo mostro si presenta sul palco a presentare? L’esplosione di violenza finale viene poi descritta dalla regista come il sentimento che lei provava da adolescente quando non si sentiva adatta agli standard della società. Questa violenza interiore esplode dal corpo di Elisasue in una pioggia di sangue, per poi lasciarla senza corpo. E finalmente vediamo Elisabeth sorridere. È solo un blob, una faccia e nient’altro. L’unico momento in cui è contenta è quando non ha un corpo che venga giudicato.

Si potrebbe parlare di questo film per ore e ore, e già non vedo l’ora di riandare al cinema per una seconda visione. Ci sono pochi film che segnano come The Substance ha fatto quest’anno, dopo una sfilza di film banali e dimenticabili ci porta finalmente qualcosa che non sarà dimenticato. Speriamo abbia la giusta riconoscenza agli Oscar e che non venga maltrattato come spesso capita al genere horror.

Una replica a “The Substance”

  1. […] con la banalità, e rimane difficile capire come questo film abbia vinto la Palma d’Oro contro The Substance ed Emilia Pérez. La trama può essere suddivisa in tre parti: l’incontro tra Anora e Vanja, la […]

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