L’apertura del trentesimo anniversario del Festival di Ginevra va a uno dei film più particolari dell’anno. Piece by Piece mischia tre cose che hanno molto poco in comune: biografia, documentario e… i Lego. Ebbene si, la biografia di Pharrell Williams non poteva che farsi notare per non essere come tutte quelle che abbiamo visto al cinema fino ad adesso, bensì tutti i racconti, le interviste, i clip musicali e molto d’altro sono interamente fatti di Lego.
Il film (o meglio, il regista in persona) lo mette in chiaro sin dall’inizio, questa folle idea di fare una biografia Lego viene direttamente da Pharrell in persona, e ci viene detto proprio nell’intervista iniziale del film, intervista che guida tutta la sua storia. La spiegazione, abbastanza banale in fondo anche carina, sta nel fatto che per Pharrell ogni persona può crearsi la sua vita come vuole, abbiamo già tutti i pezzi a disposizione, e sta a noi creare quello che vogliamo, proprio come i Lego. Questo ragionamento verrà anche poi sfruttato per dare una forma fisica alle basi musicali create da Pharrell: ogni pezzo Lego è una nota o un ritmo diverso che, illumimandosi, creano una canzone. Un concetto molto interessante e mostrato sullo schermo rende molto bene.
Il racconto della storia attraverso i Lego la rende sempre dinamica, colorata e mai noiosa. Cose che la trama di questo film aveva un disperato bisogno, visto che è la solita blandissima trama di una qualsiasi biografia: il piccolo Pharrell ha la passione di fare musica, alla gente piace, diventa ricco e famoso, fine del film. Senza tutta la magia dei Lego il film sarebbe tranquillamente finito nel dimenticatoio dopo i primi 5 minuti. Ancora non capisco se sia un fatto positivo o no, perché alla fine questo film mi è piaciuto non per la trama ma per come ci è stato presentato, del resto non mi interessava più niente. Ma i colori, le transizioni, le ricostruzioni in Lego, ti ammaliano e ti incollano allo schermo. Per Pharrell è stata di sicuro un’idea vincente, perché ha reso un film qualunque qualcosa di originale e unico, purtroppo però non per quello che dice, ma solo per come è fatto.
Inoltre, la trama sembra sia stata “filtrata” visto che racconta molte cose superficialmente. C’è una parte in cui Pharrell ha dei problemi con quelli del marketing, che sono solo dei personaggini Lego in giacca e cravatta. Non ci viene mai detto chi sono, quali sono i problemi e come sono stati risolti. Sono solo quelli del marketing e basta. E vi dico che questo è l’unico momento di tensione o comunque l’unica cosa brutta che succede a Pharrell, e rimane senza nessun dettaglio o spiegazione. E poi si continua a cantare evviva tutti contenti.
In un certo senso questo film ha in ogni caso vinto, perché è riuscito a rendere una trama blanda e noiosa in qualcosa di pieno intrattenimento e originalità. Ma se ci soffermiamo sui dettagli si scopre che è probabilmente tanto fumo e molto poco arrosto, è solo il mio amore per i Lego che mi ha fatto apprezzare questo film. Se non altro Pharrell ha fatto iniziare questo nuovo trend delle biografie originali, visto che è già stata annunciata quella di Robbie Williams dove lui è… una scimmia. Ma vabbè, se ne parlerà nella prossima recensione.

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