Dopo i cortometraggi The Human Voice e Strange Way of Life, Pedro Almodóvar porta a Venezia il suo primo lungometraggio interamente in inglese. Le protagoniste non hanno bisogno di introduzioni, infatti troviamo Julianne Moore nei panni di Ingrid, una scrittrice famosa, e Tilda Swinton, la beniamina di Almodovar, nei panni di Martha, una vecchia amica di Ingrid in fin di vita.
Martha e Ingrid riallacciano i rapporti dopo anni con il rapido peggioramento del cancro di Martha. Dopo vari tentativi di miglioramento, lei fa una proposta all’amica: andare un mese in una villa fuori città e starle accanto mentre lei si suicida con una pillola per l’eutanasia ottenuta illegalmente. Ingrid, all’inizio fortemente contro, finisce per accettare e aiutare l’amica.
Non è certamente un argomento facile quello proposto da Almodovar, ma viene sorprendentemente mostrato in mondo molto semplice e diretto, come se fosse una scelta completamente normale quella di Martha. Il film quindi non risulta melenso o pesante, anzi, rimane con i piedi per terra, proprio come l’amicizia delle due protagoniste. Ma, purtroppo, i problemi sono altri.
È il primo film in inglese di Almodovar, e si vede. I dialoghi sono molto meccanici e spesso poco credibili, sembrano quasi tradotti con Deepl e non rivisitati, proprio presi così come sono. Questo, soprattutto all’inizio, rende difficilissimo entrare nel film e a rendere credibili le dinamiche (soprattutto quando Ingrid esprime i suoi dubbi sull’idea di Martha). Ma alcuni potrebbero dire: si certo ma non è così in tutti i film di Almodovar? Potrei in parte darvi ragione, perché qui il suo stile è evidente, sia nello script che nelle scenografie, ma per quanto riguarda i dialoghi è veramente esagerato.
Parlando del suo stile… Mamma mia quest’uomo ha veramente voglia di metterci sempre di tutto nei suoi film. Ha già un argomento molto intenso e complesso da trattare in questo film, però a quanto pare non gli basta, deve aggiungerci: una storia inutile sull’ex marito di Martha, varie discussioni inutili sul riscaldamento globale, la routine di allenamento di Ingrid, e varie altre cose che manco mi ricordo. Così tante cose inutili che staccano e rallentano il film per niente, senza aggiungere niente di più alla trama. E qui sì, si può parlare dello stile di Almodovar, perché era così anche Madres Paralelas, o La piel que habito, e qui penso abbiate capito che non siamo dei grandissimi fan del regista.
È quindi di sicuro un film per chi veramente lo apprezza. Noi siamo rimasti delusi, ci abbiamo solo visto un occasione persa per approfondire un forte argomento in modo non convenzionale, affogato in altre discussioni inutili che rendono solo il film più lungo e pesante. Si ok forse siamo nel torto visto che ha vinto il Leone d’oro, ma dobbiamo pur essere Hateful no?

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