Bogancloch

Praticamente ogni volta che io e Edo andiamo ad un festival facciamo sempre la stessa discussione. C’è sempre un film che ci fa dubitare di quello che stiamo guardando e, più che farci riflettere, ci fa innervosire e, purtroppo, non riusciamo mai a trovare una risposta al nostro dilemma, che va ormai avanti da anni. Il film che ci ha fatto discutere quest’anno è arrivato già nei primi giorni di festival, ed è proprio Bogancloch, dell’inglese Ben Rivers. Ma qual’è questa grande domanda che ci poniamo ogni volta? Andiamo con ordine.

Bogancloch racconta… purtroppo non so dirvelo con certezza, quello che posso dirvi è che sono 80 minuti di scene girate in pellicola in bianco e nero, con a tratti dei frame colorati e “bruciati”, non lasciando capire esattamente quello che è impresso. Seguiamo quindi quest’uomo molto anziano che vive nella foresta, e basta. Nessun contesto, nessun discorso, nessuna spiegazione, niente, solo queste scene moooolto lunghe e moooolto lente di lui che vive la sua vita.

A sto punto, dopo essermi sorbito 80 minuti di foresta e di uno sconosciuto che ci gira intorno facendo cose, corro sul sito del festival in cerca di risposte, e questa è la sinossi ufficiale del film: “Bogancloch è la casa di Jake Williams, sperduta in una vasta foresta delle Highlands scozzesi. Il film ritrae la sua vita lungo il filo delle stagioni e le persone che, di tanto in tanto, entrano nella sua esistenza altrimenti solitaria e tratteggia una vita che si sta trasformando sottilmente in un mondo che sta cambiando radicalmente.” Ovviamente l’unica cosa che ho pensato dopo aver letto questa sinossi è: in realtà io sono scemo, non ho capito niente e tutto questo si capisce nel film, giusto?

Beh, discutendone con altri festivalieri (grazie al cielo) ho poi scoperto di non essere scemo, e che forse mancava qualcosa al film, tipo del contesto, o una trama, o dei dialoghi, o almeno il nome del protagonista??

E arriviamo finalmente al grandissimo quesito che ogni anno noi Hateful ci poniamo, e ci distrugge il cervello ogni anno di più senza mai darci pace: quale è la differenza tra il cinema e la video-arte? Diciamocelo, in un esposizione d’arte diretta da Ben Rivers, Bogancloch ci sta alla perfezione. Se vogliamo essere pignoli, questo film è in realtà un sequel! Infatti il regista aveva già fatto un film, intitolato Two Years at Sea, praticamente con la stessa struttura, segue sempre la vita di questo presunto Jake Williams nelle Highlands. Se si va a fondo quindi si scopre che c’è in realtà qualcosa di concreto in quello che ci è stato presentato ma in nessuno modo ci viene spiegato o almeno introdotto. Tutto questo lo scopriamo unicamente cercando forzatamente dettagli in più sul film. Non è forse meglio mettere quest’opera dove meglio merita? Dove può essere presentata e introdotta? Dove si possono leggere dettagli in più e dove, forse, si possono trovare altre opere simili?

Ovviamente a tanta gente è piaciuto molto questo film, è indubbiamente visivamente molto bello ma, non facendo trapelare nessuna informazione, mi ha lasciato annoiato, disinteressato, confuso e infastidito. Se un’opera la si mette nel posto, o nel contesto, giusto la si può vivere e godere per quello che è stata creata. Entrando a vedere un film si hanno determinate aspettative che questo film non riempie, anzi, non ci prova nemmeno a seguire.

Il discorso è ovviamente molto più ampio, già solo la definizione di video-arte non è chiara, per esempio, Edo considera anche il film AGGRO DR1FT di Harmony Korine video-arte (che potete recuperare qui), per me è può essere considerato un limite da non superare. È tutto molto delicato e sempre in costante cambiamento. Per fortuna ho potuto parlarne qui, perché scrivere una recensione su Bogancloch sarebbe stato impossibile. Detto questo andate a vederlo, e diteci se merita un cinema o un museo.

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