Akiplėša (Toxic)

Dopo 10 lunghi e difficili giorni di festival, abbiamo finalmente scoperto il vincitore di questo Pardo d’oro: arriva dalla Lituania ed è un’opera prima! Dentro una sfilza di film che non ci hanno fatto entusiasmare e che non andavano oltre il già visto, la giuria è comunque riuscita a far vincere un film molto forte, con un messaggio attuale ben strutturato e potente.

Seguiamo una ragazza abbandonata dalla madre in un villaggio sperduto, obbligata a vivere con la nonna. Non ha amici, viene presa in giro da tutti essendo molto alta e zoppa, e l’unico motivo per andare avanti è trovare un modo per riuscire a scappare da quel villaggio e farsi una vita altrove. Un giorno trova un annuncio: sono aperti i casting per una prestigiosa scuola di modelle. Si iscrive subito, e da qui inizia un vortice di scelte sbagliate per riuscire ad entrare in questi standard malati che rovinano sia lei che le sue compagnie di corso.

Un film che non nasconde niente: vediamo queste ragazze che sono disposte a tutto pur di perdere qualche chilo o di racimolare qualche moneta ed essere le migliori della classe. La solitudine della protagonista (di cui non ricordo il nome) viene velocemente trasformata in concorrenza delle altre compagne, gelose della sua altezza che prima veniva tanto presa in giro. Quindi vediamo come, in realtà, anche ogni piccolo difetto che noi abbiamo può essere trasformato in un punto di forza sotto la giusta ottica. Ma c’è un “ma”: è sì un punto di forza ma bisogna comunque ricordare di valutare ogni situazione sotto, appunto, la giusta ottica. Non è di sicuro un discorso semplice quello che ci porta la regista Saulė Bliuvaitė: ci ricorda che noi siamo giusti così come siamo, e di non abusare in nessuno modo del nostro corpo.

Akiplėša non è solo forte per le scene esplicite, ma colpisce anche nelle scene “semplici”. Ricordo in particolare una, dove il padre di una compagna ha venduto la sua macchina pur di avere i soldi per fare lo shooting fotografico alla figlia. Lui è completamente ignaro di tutto quello che la figlia sta facendo per distruggere il suo corpo ed essere “perfetta” per questo shooting, quindi, pensando di fare una cosa buona e giusta, le dà i soldi dicendo: “fai di tutto per andartene da qui”. Quella che normalmente sarebbe una scena toccante tra padre e figlia, la regista la fa diventare qualcosa di straziante tra un padre che desidera il meglio per la figlia ma così distante da non rendersi conto di partecipare alla sua autodistruzione.

Bliuvaitė decide di lasciare il finale completamente aperto e ci troviamo con i protagonisti che giocano a basket, spensierati. Una delle poche scene (forse addirittura l’unica) in cui li vediamo godersi la loro adolescenza, dove si divertono senza pensare alle conseguenze e senza fare del male a nessuno (nemmeno a loro stessi). Ci lascia in un bivio, riusciranno a capire che è questa la vera adolescenza? O continueranno a partecipare a questo sistema tossico? Bliuvaitė non ci dà una risposta, siccome la scelta non è sua, ma dei personaggi stessi.

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