Ci sono argomenti difficili da trattare, soprattutto in un media come il cinema, in cui sono le immagini a parlare. Jonathan Glazer è riuscito a mostrarci gli orrori di Auschwitz nel modo più originale possibile: non mostrandoceli. Infatti, il film segue la famiglia di Rudolf Höss, e la loro bella vita nella villetta proprio attaccata alle mura del più grande campo di concentramento mai creato. Il lavoro di Rudolf va alla perfezione, la moglie si occupa dei figli e del grandissimo giardino mentre riceve una visita, dopo lungo tempo, dalla madre. La vita non potrebbe andare meglio, ma la notizia del trasferimento a Berlino di Rudolf rovina la loro quotidianità.
Trovate qualcosa di assurdo in questa trama? Siamo nel bel mezzo dell’inferno, eppure quello che ci viene mostrato è un paradiso. Glazer ci porta un incredibile gioco di inquadrature in cui, inizialmente, vediamo una bellissima villa, con un bellissimo giardino, con dei bellissimi fiori e una bellissima famiglia. Poi l’inquadratura gira e vediamo un muro. Poi gira di nuovo e vediamo un sacco di stabili. Per poi girare un ultima volta e vedere un infinità di camini perennemente attivi. Il tutto, ovviamente, senza mai uscire dal perimetro della villa. Nell’inferno noi non entriamo mai, lo percepiamo costantemente dal paradiso in cui siamo, ma non ci permettiamo mai di interferire.
E non sono solo le incredibili inquadrature a mettere angoscia, è soprattutto il sonoro a creare un atmosfera quasi da film dell’orrore. Non c’è mai un momento di silenzio, e non sto esagerando. Si sente un costante rumore di lavori, urla, spari, fuoco, treni, grida, di giorno e di notte. Siamo sempre nella villa, siamo sempre in paradiso, ma l’inferno è tutto intorno e non smette un attimo di ricordarcelo. È altrettanto incredibile (e angosciante) la colonna sonora di Mica Levi, che fa tremare le sedie e le ossa.
La rappresentazione della superiorità della famiglia Höss davanti agli orrori che vengono compiuti dietro al muro che hanno in giardino è diretta tanto quanto quegli orrori sono nascosti. Questa famiglia, ricca grazie alla morte di migliaia e migliaia di persone, passa la giornata ad ignorare completamente quello che succede, vivendo letteralmente nella casa dei loro sogni. È un film che mostra senza filtri la natura umana, disposta a tutto pur di ottenere qualsiasi cosa, pur di esaudire un sogno. Disposta ad ignorare grida d’aiuto, e a crescere i propri figli alle porte dell’inferno. Come detto, noi (e loro) non ne facciamo mai parte, e come si suol dire, occhio non vede, cuore non duole.
Bellissime le interpretazioni sia di Christian Friedel (Rudolf Höss), e soprattutto di Sandra Hüller (la moglie, Hedwig Höss). Lei è completamente fissata con la casa e il suo amato giardino. Disposta pure a far partire il marito a Berlino, e rimanere lì con i figli, per stare nella casa che ha sempre sognato. Accanto ad un campo di concentramento. Gli ideali dei personaggi sono completamente fuori di testa, tanto che come spettatore rimani a bocca aperta di fronte a certe scene.
Glazer ha fatto un lavoro da maestro, parlando di un argomento molto forte, senza parlarne. Le inquadrature, la musica, il sonoro, le interpretazioni, portano tutta l’angoscia che si deve sentire, senza mai mostrare niente. Ricordatevi di vederlo al cinema.

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