Scorsese ha DiCaprio, Nolan ha Murphy, e finalmente si può dire che Lanthimos ha Emma Stone. Questa coppia si è finalmente dimostrata in tutto il suo potere in questo capolavoro che è valso al regista il Leone d’Oro a Venezia80. In questa incredibile storia, basato sull’omonimo romanzo di Alasdair Gray, vediamo la crescita di Bella Baxter (Emma Stone), una giovane donna che viene riportata in vita dal dottor Godwin, un mostruoso scienziato che le trapianta il cervello del suo feto abortito (e questo è solo l’inizio). Inizialmente non riesce nemmeno a parlare ma, attraverso varie conoscenze ed esperienze, non solo scoprirà come è veramente il mondo, ma cercherà pure il suo posto in esso.
Di cosa parla questo film? Impossibile limitarsi ad una semplice frase, Poor Things ci mostra tutto. La natura della vita, dell’essere umano, l’identità e il ruolo nelle donne nella società, sono solo i temi più rilevanti nel mondo pazzo creato da Lanthimos. Attraverso la crescita di Bella, la vediamo affrontare tutti i problemi della nostra società. Fin dall’inizio è sempre stata costretta a fare quello che le viene detto, senza se e senza ma, da suo padre (Godwin, chiamato “God”). Nella parte iniziale infatti, le uniche donne presenti sono Bella e la badante di Godwin, un’altra donna che deve stare ai suoi ordini. Solo dopo lei conosce Duncan Wedderburn (un divertentissimo Mark Ruffalo) che, ammaliato dalla sua bellezza, la vuole portare in giro per l’Europa. Lei accetta, come divertimento, e per la prima volta usa un uomo per i propri piaceri.
Inizialmente Bella vede il mondo come un paradiso tutto da scoprire, ma durante il viaggio scopre la sua parte più oscura. Vede con i suoi occhi la cattiveria dell’essere umano, e, disperata, vuole trovare un modo per migliorare questo mondo.
La crescita di Bella è incredibile e estremamente dettagliata. Ricordiamoci che è una donna con il cervello di una bambina, senza filtri e senza morale. Inizialmente la scoperta del piacere e del sesso è l’unica cosa che le importa, e che le farà decidere di partire con Wedderburn. La scoperta non solo del proprio corpo (come ogni bambino), ma anche dei corpi del sesso opposto (come ogni adulto). Inizia quindi una crescita dettata dal piacere e dalla spensieratezza, come l’infanzia di tutti, che viene distrutta una volta che Bella conosce la cattiveria dell’essere umano. A quel punto, la fame di sapere prende il sopravvento: letteratura, filosofia, psicologia, legge tutto quello che trova pur di dare un senso a ciò che vede e che prova. Infine capisce che per migliorare l’essere umano, bisogna conoscerlo fino in fondo, e troverà il modo migliore per farlo (non vi dico altro).
Una crescita perfetta, stilizzata in sole due ore di film in un modo creato appositamente. Infatti non siamo nel presente, il film sembra essere ambientato nel ‘900, e non siamo nemmeno nel nostro mondo. Bensì in un mondo fantastico con atmosfere steampunk, all’inizio molto marcate (siccome Bella vede ancora tutto attraverso gli occhi di una bambina) e più si va avanti, più il mondo è “normale”.
E cosa dire su Lanthimos? Incredibile come sempre. In The Favourite il suo utilizzo del grandangolo non mi faceva impazzire, ma qui? Perfetto, è già il suo tocco inconfondibile, come la creazione di atmosfere, sia inquietanti che sognanti.
Poor Things così com’è non esisterebbe senza Emma Stone. Intendiamoci, sono tutti bravi, ma è lei ha tenere le redini del film per tutta la sua durata. Tutto ciò che ho detto in precedenza sulla crescita di Bella è reso magnificamente dalla sua interpretazione e vedere Bella Baxter all’inizio e alla fine del film è un immenso stupore.
Lanthimos come sempre ci porta una boccata d’aria fresca e ci ricorda che il cinema è bello quando sorprende e non ha limiti. Un Leone d’Oro meritatissimo a cui facciamo il tifo per gli Oscar.

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